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6 dicembre 1991- 6 dicembre 2021, la legge quadro sulle aree protette compie 30 anni

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(Foto fonte web)

Torna a farci visita Amilcare Troiano, un altro ex presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, già vice presidente di Federparchi e presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; attualmente responsabile nazionale per le aree protette dei Gruppi di Ricerca Ecologica (GRE). Le sue riflessioni sulla legge che ha posto le basi per la tutela ambientale in Italia, un sogno che speriamo diventi finalmente realtà.

Il Direttore

Fare un bilancio a trenta anni dalla sua entrata in vigore è un compito difficile e complesso. Significherebbe fare una analisi dettagliata e puntuale del difficile lavoro svolto in questi anni dalla Direzione Generale per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente, ora della Transizione Ecologica, dall’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dei tanti enti gestori dell‘aree protette che comporterebbe l’approfondimento di atti e documenti di cui non siamo in possesso e per questo sarebbe auspicabile che tale studio fosse fatto dal ministero preposto.

Ma una cosa è certa.

La Legge 394 del 6 dicembre 1991 rappresenta un elemento più che positivo per la tutela e la valorizzazione della natura e dell’ambiente in questi ultimi trenta anni. Mi riferisco, in particolare, al sistema delle aree protette che rappresenta un vanto per il nostro paese:

24 parchi nazionali che comprendono più di 257 piccoli comuni; 29 aree marine protette; 2 parchi sommersi; 1 santuario internazionale dei cetacei; 146 parchi regionali; più di 520 riserve statali e regionali. Un vero e proprio sistema che tutela una superficie di oltre tre milioni di ettari a terra (più del 12% del territorio nazionale) e più di 228mila ettari a mare e circa 700 km di coste.

A questo sistema di aree protette si aggiunge la “Rete Natura 2000” che comprende più di 2.357 Siti di Interesse Comunitario (SIC) dei quali 2.291 Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e 636 Zone di Protezione Speciale (ZPS) che coprono una superficie significativa del territorio nazionale.

Un vero e proprio mosaico formatosi nel tempo a partire dal 1922 con la istituzione del primo parco nazionale, quello del Gran Paradiso, proseguito, sempre nel ventennio, con l’istituzione dei parchi nazionali dello Stelvio, dell’Abruzzo e del Circeo, implementato notevolmente negli anni ’70 e più decisamente proprio con la legge quadro sulle aree protette, la 394 del 91, con la quale il legislatore, dopo un lungo dibattito durato anni, al fine di garantire e promuovere la conservazione  e la valorizzazione del patrimonio naturale, culturale ed artistico del nostro paese, ha voluto sottoporre ad un regime speciale di tutela  e di gestione il patrimonio naturale, le formazioni geologiche, geomorfologiche e biologiche che hanno un rilevante valore naturalistico ed ambientale .

Con la legge 394/91, i territori nei quali sono presenti tali valori, soprattutto se vulnerabili, sono stati sottoposti ad una tutela speciale dove l’integrazione tra l’uomo e l’ambiente, con la salvaguardia dei valori antropologici e tradizionali, deve essere perseguita anche con l’incentivazione di nuove iniziative produttive sostenibili tese allo sviluppo sociale, culturale ed economico delle comunità residenti all’interno delle aree protette e non solo.

Grazie a questo sistema realizzato in applicazione della legge 394 del 6 dicembre 1991, l’Italia detiene il primato della biodiversità in Europa con circa 55.600 specie animali, pari al 30% delle specie europee e 7.636 specie vegetali alle quali si aggiungono anche i circa 4.886 prodotti alimentari tradizionali.

Tutelare la biodiversità di tutte le specie viventi e degli ecosistemi ad esse correlate significa garantire la continuità della vita sull’intero pianeta. Inoltre, grazie alla corretta interpretazione della legge 394/91 da tempo si è affermato il principio che i parchi, le aree protette non vanno intesi come musei imbalsamati ed impenetrabili ma devono rappresentare il valore aggiunto per lo sviluppo compatibile e sostenibile dei territori interessati.

Quindi non solo tutelare la natura, l’ambiente e la biodiversità ma, soprattutto,  promuovere e valorizzare le nostre tante diversità culturali fatte di tradizioni, appartenenze, tipicità agricole ed enogastronomiche di eccelsa ed inimitabile qualità. Lo sviluppo sociale, culturale e di conseguenza economico di un territorio non può prescindere dalla valorizzazione delle proprie identità, specificità e tradizioni. Per questo è diventato sempre più necessario attuare tutte quelle politiche tese a contrastare la omologazione e la massificazione dei popoli che distruggono i valori e le identità.

Il nostro paese ed il sud in particolare, costituisce un intreccio inestimabile di storia, natura e cultura che con le sue opere d’arte, le sue architetture, i suoi imparagonabili paesaggi, la sua natura, in sintesi con la sua “bellezza” costituisce il valore non calcolabile intorno al quale bisogna ricordare il passato per vivere il presente e costruire il futuro.

E  tutto questo viene  protetto e valorizzato anche grazie alla legge quadro sulle aree protette di cui oggi festeggiamo il trentesimo compleanno.

Di Amilcare Troiano