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Ad un passo dal baratro: la scuola meridionale tra stereotipi, rappresentazioni ideologiche e realtà politico-economica

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In occasione della sua visita ad Afragola e a Caivano, Marco Bussetti, attuale titolare del MIUR, che tra i suoi Ministri ha annoverato docenti universitari e studiosi meridionali dal profilo internazionale, quali, Francesco De Sanctis, Pasquale Villari e Benedetto Croce, alla domanda di un giornalista su quali risorse siano da destinare alle scuole meridionali per metterle in condizione di recuperare il gap rispetto a quelle settentrionali, con una mimica facciale che sembrava oscillare tra lo sdegno e la rabbia, mosso da un riflesso pavloviano rispetto all’accostamento soldi/Meridione, ha risposto che il divario non va assolutamente colmato con delle risorse aggiuntive, bensì deve essere superato attraverso il lavoro, il sacrificio e l’impegno dei meridionali. “Vi dovete impegnare forte”, ha detto testualmente Bussetti, col suo accento tipicamente padano.

Evidentemente, il titolare della Minerva per affermare che, a partire dai docenti e dagli studenti, il divario scolastico Nord/Sud va colmato mediante un più “forte” lavoro ed impegno dei meridionali e non grazie alla destinazione di ulteriori risorse, implicitamente, non solo ritiene che la distribuzione dei finanziamenti pubblici a livello territoriale sia equa ed omogenea, ma, molto probabilmente, pensa pure che il dualismo tra regioni settentrionali e regioni meridionali abbia delle precise cause antropologico-culturali, risponda al più classico degli schemi dualistici e dei pregiudiziali relativi alla plurisecolare questione meridionale: lo spirito virtuoso e laborioso dei “nordici” vs lo spirito ozioso e parassitario dei “sudici”, che, appunto non si impegnano, non lavorano e non si sacrificano come, a suo parere, invece, fanno i settentrionali.

Il suo “Voi” – che segna la differenza in negativo dei meridionali rispetto ai settentrionali, da lui implicitamente considerati la pietra di paragone, il metro di giudizio della modernità e della civiltà –, come ha mostrato Pino Aprile, si inserisce nella tradizione antimeridionale della Lega Nord, che, anche grazie alle dichiarazioni di Bussetti, riemerge col suo vero volto discriminatorio dietro la maschera dissimulatoria della Lega 2.0.
Di fatto, le stesse riemergenti posizioni discriminatorie della Lega si inseriscono nella plurisecolare storia del pregiudizio antimeridionale, ampiamente confutato dal punto di vista storico, culturale, sociale ed economico da eminenti etnologi, storici ed economisti, quali, tra gli altri, Tito Veti, Giuseppe Galasso, Salvatore Lupo, Piero Bevilacqua, Marco Esposito e Gianfranco Viesti. Autori che evidentemente non rientrano tra le letture preferite dal leghista Bussetti.

Ma diamo per buono il giudizio di valore che, di fatto, il titolare del MIUR ha formulato sulla base del più generale schema dualistico di un Nord civile, laborioso e virtuoso ed un Sud ozioso, parassitario, e scansafatiche, della contrapposizione dicotomica tra un Nord concepito come luogo di progresso, modernità e civiltà ed un Sud rappresentato come sede di barbarie, arcaismo ed arretratezza. Prendiamo per vero questo esasperato ed “ideologico” schema dicotomico e manicheo per verificare sul piano economico-finanziario quali risorse abbia mai sprecato il Sud con le sue scuole, invece di “impegnarsi”, lavorare” e “sacrificarsi” come fanno al Nord.

Ebbene, rispetto agli asili nido, ai servizi sociali ed all’istruzione, per le voci di spesa che sono di competenza comunale, la lettura del ben documentato e ben argomentato testo di Marco Esposito su Zero al Sud, mostra come in assenza della definizione dei livelli essenziali di prestazione e del dimezzamento del Fondo di perequazione previsti dall’articolo 117 della Costituzione e dalla legge 42/2009, la “perversa” ed iniqua attuazione del federalismo fiscale incentrata, a tutto vantaggio delle regioni settentrionali, sul criterio della spesa corrente, abbia riprodotto se non acuito il dualismo Nord/Sud. Infatti, a titolo esemplificativo, sulla base di tale criterio mentre a Reggio Calabria, con una popolazione di circa 181.00 abitanti, spettano 10 milioni per la pubblica istruzione e 90.000 euro per gli asili nido, a Reggio Emilia, invece, con una popolazione di circa 170.000 abitanti, spettano 16 milioni di euro per la pubblica istruzione e ben 9 milioni di euro per gli asili nido.

Inoltre, come è stato evidenziato dal Rapporto Svimez 2018, i dati relativi al divario scolastico tra le aree macroregionali del Nord, del Centro e del Sud Italia dimostrano che non c’è nessuno spreco di risorse da parte delle scuole meridionali, bensì si sta assistendo ad un acuirsi dei divari di scolarizzazione in corrispondenza dell’acuirsi dei divari tra ricchi e poveri, tra Settentrione e Meridione. Pertanto, il Direttore dello Svimez, Luca Bianchi, sostiene che: “Occorre intervenire subito con progetti e risorse per assicurare a tutti i ragazzi del nostro Paese gli stessi diritti e le medesime opportunità”.
Altro che Sud poco disposto al lavoro, all’impegno ed al sacrificio, altro che Mezzogiorno sprecone, bensì un Meridione sempre più povero, i cui risultati scolastici sono pesantemente condizionati dalle condizioni socio-economiche di svantaggio e povertà dei suoi abitanti, che necessitano di interventi e finanziamenti perequativi.
Dunque, ci si trova dinanzi ad una mistificazione ideologica, che rimuove le cause sociali, economiche e politiche del divario Nord/Sud anche in ambito scolastico, per colpevolizzare dirigenti, docenti e studenti e meridionali tutti, facendo leva, di fatto, sullo stereotipo della cicala meridionale piagnona e sprecona che fa arrabbiare la virtuosa e laboriosa formica settentrionale.

Ci si trova dinanzi al liberismo discriminatorio della Lega, che, alla stregua del pensiero unico liberista, il quale colpevolizza i lavoratori poveri per le loro condizioni di disagio, occulta la dimensione socio-politica delle povertà economica e di quella culturale per colpevolizzare questa volta le popolazioni delle regioni meridionali, in un contesto in cui l’imminente sigla dell’Intesa Governo-Regioni sull’autonomia differenziata, a fronte della necessità di finanziamenti aggiuntivi dimostrata dallo Svimez, potrebbe sottrarre alle scuole delle regioni “residuali” meridionali all’incirca 2 miliardi di euro.
La retorica ideologica dell’“impegno”, del “lavoro” e del “sacrificio”, da un lato, occulta la “secessione dei ricchi” e dall’altro la giustifica. Ad un passo dal baratro!

Salvatore Lucchese