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Cronache vesuviane

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La colata lavica che scende minacciosa verso l’abitato di San Sebastiano (foto fonte Collezione L.Scarpato)

L’eruzione del marzo 1944 a San Sebastiano e a Massa. A 75 anni da quell’evento, un’ulteriore analisi dei fatti attraverso la stampa dell’epoca, cercando di focalizzare ciò che accadde realmente nei luoghi più colpiti da quel disastro.

Proseguiamo nella nostra cronistoria degli eventi che settantacinque anni fa sconvolsero il Vesuviano, e proviamo a farlo ancora una volta con le fonti dell’epoca, che sono ancora una volta quelle dei giornali che, nonostante le asperità e le costrizioni belliche, svolgevano ancora la loro fondamentale funzione di informazione. In quest’articolo abbiamo provato a mettere in risalto, rispetto a quello precedente, le vicissitudini dei vesuviani e in particolar modo di coloro che subirono maggiormente l’ira del Vulcano, San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma, che furono in buona parte distrutti (i due terzi della loro superficie) dal flusso lavico che tracimò dal Fosso della Vetrana e li investi con la sua lenta ma inesorabile colata. I gravi danni economici, gli stessi che pochi anni più tardi portarono San Sebastiano sull’orlo della sparizione dal punto di vista amministrativo (poi scongiurata ma che lo privò della vasta enclave di Volla), non corrisposero fortunatamente ad una grande perdita di vite umane, cosa che, come vedremo, accadde purtroppo altrove e con esiti a tutt’oggi ancora poco considerati.

La colata lavica raggiunge una casa tra San Sebastiano e Massa (foto fonte Collezione L.Scarpato)

Dal “Risorgimento” di giovedì 21 marzo 1944 (Pagina 4)

“[…] Nel pomeriggio di oggi sono stati inviati dieci autocarri a San Sebastiano al Vesuvio per intraprendere il trasloco delle famiglie dal sentiero dell’infuocato torrente di lava. […]”

 Dal “Risorgimento” di giovedì 23 marzo 1944 (Pagina 4)

“[…] A nord la lava si è riversata nella Valle dell’Inferno e per l’atrio del Cavallo rigurgita con un ramo verso San Sebastiano, che ha tagliato a metà, circondando la chiesa, dirigendosi, con un’altra branchia, in direzione Somma-Pollena Trocchia. L’altro ramo avanza per la contrada Novella dove, dopo avere attraversato la linea delle ferrovie Cook ne minaccia la stazione. […]”

“[…] Il salvataggio dell’intera popolazione dei due villaggi 0di S. Sebastiano e di Massa di Somma (rispettivamente con 6000 e 1500 abitanti), situati sulle pendici occidentali, è stata completata nelle prime ore della mattinata di martedì, poco prima che il torrente di lava abbattesse il ponte che univa i due villaggi alle 3.31 antimeridiane. La valanga di rocce sulfuree e di fiamme ha distrutto il ponte, ha tagliato la strada che circonda la base del vulcano ed ha sommerso buona parte dei deserti. […]”

“[…] Il tenente colonnello Robert Kincaid, commissario provinciale del governo militare alleato, il quale ha diretto le operazioni di sgombero da S. Sebastiano, ha riferito che coloro che hanno compiuto l’opera di soccorso, con 200 veicoli dell’esercito, hanno completato lo sgombero dei primi due centri in 10 ore. […]”

L’abitato di San Sebastiano investito dalla colata lavica (foto fonte Collezione L.Scarpato)

“[…] Il sindaco di S. Sebastiano, colonnello Nicola Andrani (Il commissario prefettizio Nicola Andriani nel testo di R. Scarpato, M.T. Tommasiello, A.M. De Luca Picione su San Sebastiano – 1995, ndr.), ha ringraziato gli alleati per il pronto ed efficace aiuto prestato nella grande calamità. “A nome di tutto il popolo della zona colpita dalla distruzione – ha aggiunto il colonnello Andrani – desidero esprimere la nostra gratitudine per la prontezza, la rapidità e l’efficacia con cui gli alleati ci sono venuti in aiuto”. Il sindaco ha pure ringraziato i comuni vicini che hanno dato rifugio ai sinistrati. […]”

“[…] I membri della famiglia reale italiana si sono uniti alle autorità italiane e alleate nel seguire attentamente la situazione. Martedì il Principe ereditario si è recato sui luoghi del disastro.”

 (Di ben altro il tono la notizia riportata sulla Stampa del 24/3/44 dove si legge la seguente della vicenda: […] Infine, si apprende, sempre da fonte inglese, che l’ex-re si è recato a visitare la zona maggiormente colpita e particolarmente la zona di San Sebastiano, completamente sommersa dal torrente di lava. I pochi abitanti rimasti nella zona per cercare di salvare le loro povere masserizie hanno inscenato una dimostrazione contro l’ex-re, la cui macchina è stata fatta segno ad una fitta sassaiola.” ndr.)

“[…] La lava avanza lenta e spessa verso San Sebastiano. La Chiesa di Massa è bruciata, ma la Parrocchia di San Sebastiano è salva perché la lava in quel punto è deviata […]”

 Dal “Risorgimento” di venerdì 24 marzo 1944 (Pagina 4)

“[…] Nella chiesa di San Sebastiano, che la lava l’ha circondata lasciandola intatta, è stata celebrata la messa alla presenza di gran folla di fedeli, fra i quali erano i fuggiaschi di Massa e delle altre contrade di campagna. Tre quarti dell’abitato di S.Sebastiano sono distrutti, il municipio è crollato (nell’edizione del 26/3 si smentirà questa notizia, ndr.)ed il sindaco si è trasferito a Pollena dove continua la sua opera di assistenza ai profughi […]”

 Dal “Risorgimento” di sabato 26 marzo 1944 (Pagina 4)

“Il Governo Militare Alleato annuncia ufficialmente oggi che in seguito al crollo dei tetti di alcune case, sotto il peso della cenere eruttata del Vesuvio sono morte 21 persone, portando così il totale delle vittime dell’eruzione a 26. Le squadre di soccorso nella città di Nocera hanno estratto i cadaveri di 12 persone uccise dal crollo dei tetti. Anche a Pagani altre nove persone sono morte per la medesima ragione. In precedenza tre persone erano morte a Terzigno perché colpite dalla pioggia di lapilli. (Secondo la Stampa di Torino del 29/3/44 : “Altre tre persone sono rimaste uccise a Terzigno cittadina situata ad est del Vesuvio a causa dell’esplosione di vapori di gas verificatisi in un pozzo”, probabilmente confondendo le notizie relative ai seguenti fatti accaduti tra S.Sebastiano/Massa, ndr.) Le prime vittime dell’eruzione furono due bambini del paese di S. Sebastiano e Massa di Somma, morti in seguito all’esplosione di una cisterna sotterranea, bloccata e surriscaldata dal passaggio della lava ardente.”

San Sebastiano, eruzione 1944, via Roma da palazzo Falconi (foto fonte Collezione L.Scarpato)

È comunque importante notare che, i danni dell’eruzione del “44 non furono patiti soltanto dalle cittadine di San Sebastiano e Massa ma è evidente che, come attestano Stampa e Risorgimento e come confermerà l’Imbò, anche i comuni dell’Agro Nocerino-Sarnese subirono notevoli danni a causa di ceneri e materiale piroclastico ed evidentemente non solo in termini economici. Se a compendio di tutto ciò aggiungiamo anche le 130 vittime causate dal crollo dei tetti verificatisi durante l’eruzione del 1906 ad Ottaviano e San Giuseppe, riscontriamo, non solo che la lava sia il male minore, ma anche che l’estensione dell’area di rischio vulcanico andava ben oltre quella che immaginiamo e dell’attuale zona rossa, ultimamente rielaborata dalla protezione civile. Infatti le due zone (zona rossa 1 e 2) non prevedono Nocera e Pagani, menzionate dall’articolo dell’epoca che, nella precedente e come sembra anche nell’attuale stesura del piano di emergenza, sono incluse in zona gialla proprio per il rischio legato alle ceneri. Rientrano invece nella tipologia di “area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per l’accumulo di depositi piroclastici” i soli comuni di Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, Poggiomarino e Scafati appunto in zona rossa 2, ndr.

Ancora dal “Risorgimento” di sabato 26 marzo 1944 (Pagina 4)

 “L’arresto della lava

Fin dalle prime ore del 23 la valanga di lava aveva rallentato la sua corsa: la lingua di materia incandescente che aveva sepolto parte dei S. Sebastiano (secondo scritti successivi Imbò segnerà come data definitiva dell’arresto della lava il giorno 22/3, ndr.)si era quasi arrestata al limitare della via Roma, nel centro dell’abitato, ed il giorno successivo cominciava a raffreddarsi; l’altro ramo, che aveva fatto temere per Torre del Greco e S. Giorgio, nello stesso giorno si andò fermando nei sobborghi delle cittadine, le quali hanno subito danni irrilevanti, limitati alle vegetazioni ed a qualche coltivazione delle località periferiche. Resina anche è stata risparmiata: di fatti la lava che l’aveva direttamente minacciata ha arrestato il suo corso proprio davanti alla stazione centrale della ferrovia del Vesuvio che, come è noto, subito fuori dell’abitato. […] Sui danni prodotti dalla eruzione nella cittadina di S. Sebastiano, che come è noto è stata quella maggiormente colpita, abbiamo appreso dai rappresentanti del locale Comitato di Liberazione che, contrariamente a quanto risultava dalle prime informazioni, il Municipio non è andato distrutto, come pure la lava si è arrestata nelle vicinanze della parrocchia senza circondarla […] il Professor Imbò, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, che come un medico segue attentamente le fasi di un male ostinato e pericoloso, non ha voluto pronunziarsi sul corso dei presenti fenomeni ed ha detto con molta cautela: “Posso dire soltanto che il Vesuvio è in uno stato anormale”. Che cosa annunzia il grande volume di fumo, il quale apparve nel pomeriggio di ieri ad oscurare il cielo?”

San Sebastiano, eruzione 1944, via Roma, la distruzione di palazzo Maione (foto fonte Collezione L.Scarpato)

 Dal “Risorgimento” di sabato 28 marzo 1944 (Pagina 4)

“Altri particolari, sui danni prodotti dalla eruzione, si apprendono ora da Nocera Inferiore. Nella notte del 22 e per tutta la giornata seguente è caduta in quella città una abbondante pioggia di lapilli. Alcune case sono andate interamente distrutte. I danni alla campagna sono ingenti. Il Sindaco avv. Lanzara si è prodigato nell’opera assistenza.

Sui luoghi colpiti di Nocera si è recato nel pomeriggio di giovedì il Principe di Piemonte (Umberto di Savoia, il futuro Umberto II, ndr.) e successivamente il Sottosegretario agli interni S. E. Pietro Capasso.

Il Commissario Regionale, Colonello Poletti, a capo di una commissione americana, si è anche recato sul luogo, per disporre i soccorsi.”

 Dal “Risorgimento” di sabato 29 marzo 1944 (Pagina 4)

“[…] Pollena è divenuto il centro di smistamento di tutti i soccorsi. Sono affluiti in essa quasi tutti i profughi di San Sebastiano e della confinante frazione di Cercola, denominata Massa di Somma, nel numero di circa 4 mila. […]”

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