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Gioacchino Madonna la nuova voce dei sindaci del Parco

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Gioacchino Madonna (foto fonte web modificata dall’autore dell’articolo)

La prima intervista al Presidente della Comunità del Parco Nazionale del Vesuvio, l’organo consultivo che affianca l’Ente Parco nella gestione dell’area protetta.

Lo scorso dicembre Gioacchino Madonna, primo cittadino di Massa di Somma, viene scelto all’unanimità dai sindaci dei tredici comuni del Parco Nazionale del Vesuvio come presidente della Comunità del Parco; Madonna sostituisce Luca Capasso sindaco di Ottaviano e si avvia con ottimismo verso un’auspicata rinascita di un parco ridotto ai minimi termini dal più disastroso incendio che si ricordi; assediato da rifiuti ed indifferenza; visto da molti più come un ostacolo che un’opportunità e ridotto alla monocoltura del Gran Cono senza un indotto territoriale degno di questo nome. A Gioacchino Madonna va il nostro augurio per il coraggio, per l’entusiasmo e perché conviene anche a noi che le sue idee abbiano successo, e soprattutto per averci concesso, almeno lui, l’intervista che segue.

Che cosa ha trovato all’atto del suo insediamento?

Il parco ha avuto nuova linfa vitale con l’insediamento di Agostino Casillo, al di là delle scelte che sono state fatte e che possono essere opinabili, c’è stato in qualche modo un avvicinamento tra l’istituzione parco e i 13 comuni dell’area protetta.

Quali sono queste scelte opinabili alle quali fa riferimento?

Perché c’è ancora una parte dell’opinione pubblica che guarda con estrema diffidenza quella che è l’attività del Parco Nazionale del Vesuvio; è vero, e questo lo dice il cittadino prima dell’amministratore, che il Parco, dalla sua istituzione, non è che ha portato ai territori quello che tutti si aspettavano, è pur vero che oggi si guarda con diffidenza questa istituzione ma, bisogna dare atto che l’amministrazione Casillo ha riavvicinato il Parco ai territori e alle istituzioni. Devo dire che s’è creata, almeno tra i 13 sindaci del Parco Nazionale, una sinergia, un’unione di intenti su quelle che sono le attività che il parco deve fare, soprattutto in termini di sviluppo, in termini ambientali, in termini anche di sicurezza del bosco, anche perché noi tutti ricordiamo quello che è avvenuto nel 2017 con quel terribile incendio che forse ha risvegliato in tutte le amministrazioni quel senso di appartenenza rivolto alla Montagna.

Ma più nello specifico, nel campo dei rifiuti ad esempio, cosa si sta facendo?

Sin dal mio insediamento, nel ruolo non semplice di coordinamento dei 13 sindaci, abbiamo affrontato la questione delle micro-discariche e abbiamo notato un forte interessamento da parte del Parco Nazionale con il finanziamento di opere come la videosorveglianza e la messa in opera di sbarre all’interno di quelle aree suscettibili di sversamento di rifiuti. È ovvio che il parco non si può far carico dello smaltimento dei rifiuti ma i comuni possono usufruire di questi finanziamenti che il Parco ha intenzione di erogare per le telecamere e le sbarre che sono di fondamentale importanza per evitare che si sversi in quei luoghi importanti anche per il turismo.

Quindi per quel che riguarda le micro-discariche il Parco non aiuterà economicamente i comuni per lo smaltimento?

No, se ne occuperanno i comuni se i rifiuti saranno presenti sul suolo pubblico e i privati se presenti nelle loro proprietà ed eventualmente, in caso di inadempienza, il comune opererà in danno di questi.

Certo, ma un maggiore controllo da parte delle Polizie Municipali? Magari in collaborazione con le altre Forze dell’ordine non eviterebbe molti di questi problemi?

In tutti i comuni c’è una carenza di personale, impegnato in buona parte sulla viabilità e per contrastare l’abusivismo edilizio, quindi il controllo del territorio diventa marginale, ma non per cattiva volontà, ripeto, ma per mancanza di uomini, e addirittura di mezzi in qualche circostanza.

A proposito di abusivismo edilizio, che quadro avete come Comunità del Parco?

Al di là del mio parere personale di “antiabusivista”, sono altrettanto consapevole che bisogna dare delle risposte a chi, in maniera legittima deve in qualche modo usufruire della legge al pari di tutti gli altri cittadini, stiamo parlando dei condoni concessi prima dell’istituzione del Parco.

Sì ma ora? Si costruisce ancora o si aumentano solo le cubature in maniera abusiva?

Io posso parlare per il mio territorio, quello di Massa di Somma; da noi, in questi anni, da quando sono sindaco, non ci sono state costruzioni abusive ex novo, si parla sempre del piccolo abuso, del vano aperto piuttosto che della tettoia, del cancello, della ringhiera, etc. mentre, per quel che concerne le problematiche giacenti, ci sono tutte le pratiche che negli anni, per motivi diversi, non addebitabili solo all’inerzia della pubblica amministrazione locale ma a tutta una serie di eventi che comprendono pareri delle avvocature, sovrintendenza e quant’altro, hanno ritardato lo smaltimento di queste 50.000 pratiche giacenti all’interno degli uffici dei 13 comuni del Parco.

Per quanto riguarda invece il discorso incendi e le conseguenziali problematiche, una su tutte il dissesto idrogeologico o il rischio incendi ancora persistente, come interagiscono i 13 comuni con il Parco e gli altri enti coinvolti?

All’indomani degli incendi il parco ha istituzionalizzato i due presidi fissi, facendo una convenzione con i Vigili del fuoco per l’avvistamento e lo spegnimento degli incendi, oltre a ciò, quest’anno, il Parco vuole stipulare delle convenzioni con i nuclei comunali di Protezione Civile, questo affinché, anche con un sistema di incentivi, si possa creare una ulteriore rete di controllo e di avvistamento per evitare la propagazione degli incendi. Questo sarà argomento della prossima riunione della Comunità del Parco e servirà anche da incentivo a quei comuni che non hanno ancora il loro nucleo di protezione Civile Comunale e si convenzionano con associazioni locali.

Sempre nell’ottica del volontariato, come vedrebbe la collaborazione tra Ente Parco e quelle associazioni attive sul territorio? È un potenziale che non è mai stato del tutto utilizzato.

Io ho avuto occasione di incontrare la settimana scorsa una parte di queste associazioni alle quali ho dato la mia massima disponibilità per portare anche in Comunità del Parco le istanze e le idee di queste associazioni senza creare ostacoli o pregiudizi nei loro confronti: dobbiamo remare tutti quanti dalla stessa parte. Abbiamo rinviato a marzo un ulteriore incontro, loro hanno chiesto di parlare anche con tutti gli altri sindaci, se c’era la possibilità, ed io porterò naturalmente quest’istanza all’interno della comunità, vorrei aprire una nuova pagina all’interno del Parco, so che non è facile ma sento il dovere politico e morale di avviare una stagione nuova.

Tornando al dissesto idrogeologico cosa ci può dire a riguardo?

Il Parco a messo a disposizione 1.400.000 euro per i progetti di messa in sicurezza relativa al rischio di dissesto idrogeologico, per il momento l’abbiamo presentato solo noi e Pollena in partnership e riguarda la zona del Carcavone; aspettiamo che tutti gli altri comuni, consci delle difficoltà e delle esigenze del territorio, presentino i progetti al Parco. Un’ultima cosa! E questo su mia sollecitazione quando non ero presidente della Comunità, abbiamo dato mandato al Parco di essere ente capofila per la presentazione della domanda di finanziamento dei PAF, i Piani di Assestamento Forestale (Piano redatto allo scopo di pianificare la gestione dei boschi e dei pascoli in modo che possano fornire beni e servigi in modo costante, senza che ne sia compromessa la loro funzionalità ndr.), in modo da avere un piano univoco per tutti e 13 i comuni. Abbiamo già firmato il protocollo di intesa e il partenariato ed entro il 20 marzo dovrebbe essere presentata la domanda e questo, nel medio e lungo periodo, garantirà una corretta gestione dei boschi, della loro pulizia e del loro controllo.

Esiste dunque un’univocità di visione del parco da parte dei 13 comuni?

Sia tra Comunità e Parco, sia all’interno della Comunità stessa c’è una visione univoca, al netto delle valutazioni diverse che si possono avere rispetto alla risoluzione del problema, però ognuno è concentrato per risolvere i problemi del Parco, probabilmente è la fase storica migliore per affrontare queste tematiche e i passi in avanti sono evidenti.

Dal Punto di vista degli altri enti coinvolti, ad esempio la Città Metropolitana e la Regione Campania, qual è invece il rapporto di collaborazione?

Per quel che riguarda la Città Metropolitana, il consigliere Maddaloni è sempre presente e questo è un segno di forte attaccamento al territorio ed è già un punto di partenza, ci hanno aiutato nella prima fase dopo gli incendi nella valutazione delle situazioni del dissesto idrogeologico, dandoci un supporto tecnico importante e, all’interno del piano strategico hanno intenzione di investire dei capitali all’interno del Parco.

E la Regione invece?

La Regione è un pochino più assente, in Comunità, quasi mai si presenta.