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L’amicizia al tempo di facebook

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Simbologia fantasiosa di facebook (foto fonte web)

Di come facebook svela il vero lato delle persone e di come, al netto dell’incomunicabilità digitale, si rompono amicizie vere o presunte tali.

Questa è una storia come tante e sarà comune con l’esperienza di molte altre persone ma mi fa comunque piacere raccontarvela a mo’ di archetipo di quanto accade nella Rete. Non è un’unica esperienza personale quella che vi racconterò ma un sunto di una serie di vicende realmente vissute.

Conoscevo una volta una persona, mi sembrava una brava persona, socievole e con la quale si poteva parlare di tante cose, con questa persona ci andavo anche in montagna, la mia passione; insomma esistevano tutti i presupposti per un viatico di amicizia, solo che a me, oltre che andare in montagna, ci tenevo anche a proteggerla dalle incursioni di chi pretendeva di usarla come il proprio parco giochi o come la propria pattumiera; le persone che conducevo lungo i sentieri le mettevo al corrente del bello e del buono della mia Montagna, ma gli mostravo anche il brutto e il cattivo, se non altro per meglio discriminare e mettere in evidenza, con maggior nettezza, gli antitetici concetti, fin troppo confusi tra di loro.

Orbene quella persona, quel potenziale amico, rifuggiva quei sentieri che rasentavano una discarica, non amava la montagna come forma di impegno civico amava le manifestazioni dove si potesse mostrare solo il bello e senza impegno e senza coinvolgimento alcuno se non quello del palato e con qualche opportuna visibilità, perché la qual cosa non guastava e del resto l’attivismo non si impone, lo si sceglie ed ognuno impiega le sue domeniche di riposo come meglio crede.

Per forza di cose, più che per mia effettiva volontà, persi i contatti con quella persona, dapprima divennero più sporadici per gli impegni di entrambi ma, nonostante i miei sforzi e nonostante il mio attivismo lui era sempre più impegnato di me, finché un giorno persi definitivamente le sue tracce.

L’unica cosa che poteva mantenerci in contatto era un account facebook, ma lui non lo apriva quasi mai, anzi, togliamo pure quel quasi. Fu così che per un po’ mi dimenticai di lui.

Passarono i mesi, e passò anche qualche anno, due o tre credo, se non di più; ma ad un tratto mi trovo un like sotto un mio post dove criticavo un politico locale per la sua inerzia in campo ambientale; quel “mi piace” era il suo, dell’amico scomparso, si era palesato di nuovo! La cosa mi fece piacere ma ebbi timore di insistere, ma poi cedetti alla tentazione e gli mandai un messaggio privato salutandolo e chiedendogli come stesse.

Mi rispose a tratti, con freddezza, come chi non domina lo strumento telematico o come chi non ha voglia di interloquire. Lo salutai ripromettendomi di incontrarlo quanto prima, cosa che già preconizzavo non sarebbe facilmente accaduto; questione di intuito e di esperienza da internauta.

Passò ancora del tempo, altri mesi, forse un anno e, maledetta l’abitudine che ho! Spulciando la home di facebook in un momento di pigrizia, scorgo un post che mi cattura l’attenzione; scopro che è il suo e intervengo in maniera critica, ma senza neanche molta acredine, ma manifestando il mio dissenso verso la questione trattata e dopo un paio di tranquilli botta e risposta come due che s’erano visti la sera prima, mi arriva un acidissimo messaggio privato, chiedendomi il perché ce l’avessi con lui. Gli rispondo prontamente che non ce l’avevo con lui e che l’esprimere la mia opinione non era un attacco ma un semplice dire quel che pensavo in un contesto pubblico e gli ribadivo che non comprendevo quel tono così freddamente messo sulla difensiva.

Lui mi scrisse che sarebbe stato meglio sentirsi al telefono, per parlare, io gli risposi che la qual cosa non poteva che farmi felice. Lo chiamai e chiacchierammo tranquillamente per un po’ di quello che s’era fatto in quel lungo lasso di tempo ed ancora una volta rimandammo il tutto ad un incontro di persona; anche in questo caso però avevo il presentimento che non ci sarebbe stato nessun incontro.

Passarono altri mesi e notavo che la sua attività su fb era aumentata sempre di più, metteva molti più post di prima, molto spesso erano bufale o post tendenziosi, di quelli che lasciano chiaramente trasparire la tua nuova fede politica. Purtroppo, nonostante l’essermi ripromesso di non intervenire più in quei pantani che sono le conversazioni sui social, e stavolta più per rispetto per l’amicizia intercorsa che per la mia consumata esperienza con un certo tipo di accaniti spammer del nulla, cedo  al mio senso critico e prevale l’indignazione che irrompe quando i suoi post incominciarono ad essere propagandistici, falsi e soprattutto razzisti.

Andai a sbirciare sul suo profilo e non c’era più un post personale, non una foto di famiglia, non un panorama, non un buongiornissimo, niente! Non c’era più un post che non esaltasse le figure del suo nuovo credo o che giustificasse le azioni dei nuovi salvatori della patria.

E  meno male che l’attivista ero io! Pensai tra me e me guardando quel contesto da invasato ma, la cosa che più mi sconvolgeva, era l’accostamento della sua antica fede politica, ancora rimarcata con gli stilemi e dall’iconografia di rito, con il nuovo che avanza e che cozzava, a mio avviso, con la coerenza e permettetemi di dirlo, anche con la logica.

Inutile fargli notare l’incongruenza di talune affermazioni rispetto ad una presunta coerenza per le scelte passate, inutile fargli notare che diffondeva bufale perché lui (come tanti altri) al contempo criticava gli haters senza accorgersi che lo hater era diventato proprio lui. Sì perché lui odiava chi la pensava diversamente, lui non sopportava più il confronto, bastava dire qualcosa di diverso per essere un nemico e meritare, non un confronto dialettico, ma tutto l’astio che aveva in corpo, lui era un leonino attivista da tastiera, lui, era quello che non voleva mostrare agli escursionisti la spazzatura lungo i sentieri del Parco.