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Crollo di alberi in via Resina Nuova a Torre del Greco (foto di S. Somma)

Mentre ci si arrovella su: allerta meteo sì o allerta meteo no, altrove, nel mondo reale, non quello delle mamme indaffarate ma quello dove cadono gli alberi e tranciano linee telefoniche ed elettriche, la vita umana è messa a repentaglio.

È accaduto ancora una volta in via Resina Nuova a Torre del Greco ma potrebbe accadere ovunque. L’anno scorso a San Sebastiano al Vesuvio si sfiorò la tragedia, cosa che purtroppo non accadde a Napoli dove invece la vittima ci fu.

Davanti a tutto ciò, il sindaco di Napoli, anche sotto gli strali dell’ironia di chi gli è politicamente avverso, ha resistito e, guidato dai bollettini meteo della Protezione Civile, ha dato qualche giorno di vacanza alle grate scolaresche partenopee.

Oggi, 13 novembre, gran parte dei comuni del Vesuviano (San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, Torre del Greco, San Sebastiano al Vesuvio, Cercola, Massa di Somma, Somma Vesuviana, Volla, Pollena Trocchia e Sant’Anastasia) chiuderanno le scuole per evitare rischi per la pubblica incolumità, vista la situazione meteorologica avversa, con l’arrivo di forti venti fino ai 72 km/h ma, principalmente, anche se questo non lo dicono, con la presenza sul territorio di un patrimonio arboreo cittadino lasciato quasi sempre a se stesso o al taglio spiccio e selvaggio.

Mentre tutto ciò accade, anche là dove esiste una precisa ordinanza, come a Torre del Greco, con la quale il comune impone ai privati il taglio degli alberi morti e pericolanti, il tutto viene disatteso, alzando ulteriormente le posta in gioco, con alberi secchi e bruciati, spezzati o sradicati dal vento che incombono sui passanti.

Si dimentica purtroppo che dopo il grande incendio del 2017 la situazione, di per sé già precaria, si è ulteriormente aggravata e la quantità di acqua e fango che potrebbe scendere dal Vesuvio è un altro grave pericolo che incombe su quelle zone maggiormente interessate dal grande disastro vesuviano.

Ora, capiamo bene che chi lavora ed ha i figli piccoli avrà il problema di non sapere a chi lasciarli ma, oltre al fatto che la scuola statale non è una baby sitter, riteniamo che la pubblica incolumità sia la prima cosa da rispettare e questo, ogni primo cittadino lo sa, o farebbe bene a ricordarselo in quanto primo tutore della salute pubblica. Sarà inutile osannare quindi i bei tempi di una volta, quando le mamme ci avrebbero mandato a scuola anche col diluvio universale poiché, la labile memoria di chi non si rassegna all’allerta meteo e la vede come l’ennesimo complotto ordito dalla fantomatica lobby dei docenti, dimentica che buona parte di quelle mamme di una volta, spesso non lavoravano e i figli se li tenevano ben stretti a casa quando la pioggia torrenziale incombeva; ma soprattutto dimenticano, per convenienza o sbadataggine, le tante tragedie accadute a causa del mal tempo e accantonate nel dimenticatoio soltanto perché colpirono pochi sfortunati.

Gli stessi che oggi lamentano il lassismo delle amministrazioni, sarebbero comunque stati gli stessi a criticare e pontificare su eventuali incidenti a scuole aperte, perché un altro sport nazionale è proprio quello del parlare con senno di poi, e per questa ragione, saranno meglio mille critiche che una sola vittima sulla coscienza, un principio difficile da attuare politicamente parlando, dove spesso sarà la solita bomba d’acqua a catalizzare tutte le colpe di chi non avrà voluto assumersi la responsabilità di una scelta.

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