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Napoli Est, un incubo da trasformare nel prossimo quinquennio in una speranza

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Napoli-Est

Mi piacerebbe che la prossima campagna elettorale per eleggere il sindaco di Napoli fosse sui temi veri. Cioè proprio sui problemi di Napoli e non su pettegolezzi e personalismi basati solo su “totonomi” improbabili, lontani dalla realtà dei cittadini.
Io da sempre mi occupo di ambiente. E ho la presunzione di credere che proprio dall’ambiente e dalle sue declinazioni possa cominciare una vera fase di sviluppo per la Napoli del futuro. Come questa giunta con il sindaco Luigi De Magistris ha cominciato a fare in questo quinquennio, pur tra mille ostacoli e senza un solo aiuto economico da parte del governo “Renziano” e della Regione Campania.
Ma nel prossimo mandato si dovrà davvero affrontare e vincere la partita ambientale per far vincere Napoli.
Partendo dall’utilizzo dell’Energia rinnovabile (questa sconosciuta), dal risanamento ambientale del territorio inquinato (Pianura, Napoli est, Chiaiano, Bagnoli) o dal contrasto al dissesto idrogeologico che interessa diffusamente il costone di Posillipo oltre che gran parte dei Camaldoli e di Pianura. O da un reale processo di disinquinamento del Golfo, basato su un reale efficientamento dei depuratori ad oggi ridotti a molte chiacchiere e un impianto di 35 anni (un vero colabrodo) inadeguato e che riversa nel golfo gran parte dei liquami che gli provengono anche dai comuni vesuviani e da un attento e severo monitoraggio degli scarichi abusivi a mare.

Questi sono argomenti che da un lato rappresentano problemi enormi ma dall’altro sono opportunità altrettanto grandi. Di lavoro nell’immediato e di reale sviluppo nel futuro.
Per esempio io oggi vi scrivo di Napoli est. Cioè di S.Giovanni, Barra e Ponticelli, 830 ettari più o meno con 70.000 abitanti che vanno dal centro direzionale fino al Vesuvio.
Quando sento parlare del disastro terra dei fuochi e poi penso a quest’area mi vengono i brividi, perché qui il disastro ambientale e’ molto più esteso è enorme che altrove in Campania. Solo che non se ne parla.
Eppure il rischio di incidenti e’ tutt’oggi pazzesco dato che siamo in presenza di una quantità enorme di derivati del petrolio stoccati dalla Q8 in un area densamente popolata. Contro ogni logica.
Il prof Ortolani, geologo, già nel 2014 sottolineava che i terreni delle proprietà private in quest’area sono stati trasformati in discariche di rifiuti speciali e pericolosi, che ricoprono il terreno per vari metri di profondità. Area questa, tra l’altro certificata come Sin di Napoli Orientale (Sito di Interesse Nazionale) che dovrebbe essere stata bonificata da decenni,tramite fondi pubblici e privati.
Bonifica ovviamente mai avvenuta e neanche realmente pianificata,ma solo “spacciata” come slogan nelle campagne elettorali bassoliniane di una decina di anni fa’.
Ma come dicevo nessuno ne parla. Ne’ la politica,né’ i giornali ,ne’ i media . Come se il problema fosse troppo grande per poter essere affrontato .
Ma non vi è’ mai stato un vero dibattito, mai una vera proposta chiara di delocalizzazione degli impianti Q8, mai una vera “visione” di Napoli est alternativa al disastro imperante.
Nel frattempo qui si muore: di miseria, di camorra, di sottosviluppo, ma anche di mesotelioma pleurico nell’area dei “bipiani” di Ponticelli (una “bidonville” di amianto e degrado urbano e umano) o di altri tumori o di un incidenza di malattie respiratorie croniche mai realmente mappate.
La sensazione che il non parlarne sia il modo per non dover affrontare un problema enormemente complesso e’ per me evidente e allo stesso tempo insopportabile .
E che invece ci sia lo spazio per un futuro diverso è’ invece evidente in tanti altri piccoli ma significativi esempi, che danno speranza è che dovrebbero riaccendere la volontà di uno scatto di orgoglio e di amore per il territorio da parte della politica.
Ve ne cito uno che vale per tutti.
Già, perché, malgrado tutto quanto vi ho scritto, nel martoriato territorio di S. Giovanni, c’è una “secca” nel mare putrido che va da Pietrarsa verso il centro della città proprio fino all’estremità del porto. Delimitata da due monumenti del degrado generale: da un lato le strutture di Porto fiorito ormai diventate un nulla imbarazzante dopo i milioni di euro che hanno ingoiato – insieme alle speranze di imprenditori e popolazione che in quel porto turistico avevano visto una possibilità di riqualificazione e sviluppo – e dall’altro dai resti della Corradini, forse la più grande incompiuta del golfo fino a pochi anni fa’ e che grazie solo all’amministrazione attuale invece diventerà un distretto di produzione artistico-industriale e per attività collettive. Sullo sfondo, sulla costa, un disastro che si chiama centrale di biogas, un insulto alla razionalità e a un idea di energia moderna, pulita, ecosostenibile.
Bene proprio qui malgrado l’inquinamento pesante e sconsiderato del mare perpetuato negli ultimi 40 anni sembra che la natura si stia ribellando.
Il prof Giovanni Russo dell’Università Parthenope, presidente della società italiana di biologia marina, quest’estate in un immersione ha documentato, sotto un mare in superficie fetido per tutti i motivi elencati , un paradiso di gorgonie e di pesci pregiati, di una bellezza sorprendente e accecante. Direi quasi caraibico. Un miracolo autentico, direi inspiegabile.
Insomma qui, malgrado tutto, si potrebbe passare in pochissimo tempo dalla morte attuale alla vita.
Dal degrado profondo al bello.
Dalla miseria di chi abita qui e non ha più nulla alla ricchezza della possibilità di poter avere tanto e a pochi passi dall’inferno attuale.
Apriamo il dibattito?
Per quello che potrò mi batterò per portare al centro della politica Napoli est il sogno del parco del Sebeto, di uno sviluppo sostenibile, delle startup focalizzate sulla ricerca, del disinquinamento. Sfidiamoci su questo perché qui c’è la vera sfida per far tornare a crescere Napoli per creare sviluppo, lavoro e far girare le idee.
Perché Napoli est possa tornare a vivere.
E con lei Napoli tutta.

Roberto Braibanti
Responsabile Provincia Napoli Ambiente, Sinistra Ecologia e Libertà