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“Pontelandolfo 1861”, realmente tutta un’altra storia

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Copertina del Libro di G. Desiderio (foto fonte web)

Il libro di Giancristiano Desiderio “Pontelandolfo 1861. Tutta un’altra storia” è un bel libro scorrevole ed autorevole, è una fonte certa per chiunque voglia informarsi sui fatti storici accaduti nel Sannio all’indomani dell’Unità d’Italia, in poche parole è un saggio storico.

Può sembrar strano sottolineare le qualità essenziali di un testo storico ma in un’epoca di mistificazione e revisionismo e là dove anche la politica contemporanea rimane fortemente intrisa e talvolta influenzata dalle chimere storiografiche di chi ha capito come colmare il vuoto culturale ed ideologico di questi tempi, vale allora la pena sottolinearlo con quanta più enfasi possibile. Vale ancor di più leggerlo il libro poiché nelle sue pagine si potranno trovare tutte le informazioni possibili sui fatti di Casalduni e Pontelandolfo avvenuti nell’agosto del 1861. La piacevole e precisa narrazione dell’autore è accompagnata dalla puntuale citazione delle fonti e delle parole di chi era presente o fu a vario titolo partecipe di quegli eventi, parole incluse nel testo a valido ed utile compendio per la conoscenza di un evento fin troppo falsato.

Il libro di Desiderio, non solo rimette sul giusto piano gli eventi di Pontelandolfo, ma fa giustizia di una storiografia più passionale che scientifica, portata avanti da autori che oggi vanno per la maggiore tra i quali Antonio Ciano e soprattutto Pino Aprile e che hanno pescato solo quel che volevano dalle fonti reperibili e, in loro assenza, lavorando di fantasia su tutto il resto, certi di una lettura emozionale più che razionale.

“Pontelandolfo 1861” mette definitivamente in chiaro, tra l’altro, che quello della cittadina sannita non fu un eccidio poiché sono attestabili solo 17 vittime, 13 delle quali ad opera delle truppe italiane; non fu una rappresaglia poiché rientrò in un’operazione militare contro il brigantaggio, concordata prima del massacro dei 42 militari del regno presso Casalduni; ma soprattutto chiarisce che quella dei briganti non fu una rivolta partigiana ma un accordo tra un prete nostalgico e un nutrito gruppo di malviventi che altro non voleva che armi e denaro e che niente avevano più da spartire con il re Borbone se non quei tempi e quei luoghi irrequieti e che oggi sono finalmente più chiari grazie alla penna di Desiderio, riconsegnandoceli per quello che realmente furono o, quanto meno, per ciò che le fonti storiche realmente ci attestano.