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Puliamo il mondo … dall’ipocrisia!

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Bustoni di immondizia lungo il sentiero della Profica Paliata

Di come si nasconde dietro un cappellino giallo l’ipocrisia di un contesto ambientale abbandonato a se stesso.

Una giornata ecologica in sé non ha niente di male, anzi è la dimostrazione di un qualcosa di buono, è il segno che esiste gente sensibile e disposta a sporcarsi le mani pur di dimostrare che è possibile vivere in un mondo migliore, in un mondo più pulito. Detto ciò va però sottolineato che una giornata ecologica resta comunque un momento simbolico e lo è per due validi motivi: il primo perché esiste chi è deputato e pagato per mantenere pulito l’ambiente, oltre che controllarlo, e in seconda istanza certi lavori di rimozione dei rifiuti, per pericolosità e competenza, restano pertinenza di ditte specializzate. Resta inoltre l’equivoco che le giornate ecologiche siano degli eventi risolutivi dei problemi ambientali, cosa che ovviamente non sta né in cielo e né in terra.

Con questo, e da veterani delle giornate ecologiche, sosteniamo che il valore simbolico di questi eventi non andrebbe cavalcato opportunisticamente da chi, come comuni ed aree protette, dovrebbero invece garantire la pulizia e la pubblica incolumità di chi vive i territori di loro competenza e questo soprattutto quando si è al di fuori di un’emergenza altrimenti cronicizzata per l’inattitudine di chi ci amministra.

Inoltre sarebbe opportuno che queste giornate ecologiche, in quanto legate al volontariato, rimanessero entro quei limiti e non solo per chi vi partecipa ma principalmente per chi le organizza. Infatti, al di là del siparietto istituzionale in cerca di selfie e visibilità, là dove la più scontata delle azioni, viene spacciata come evento straordinario, alcune associazioni, in primis Legambiente, percepiscono dagli enti statali, comuni ed enti parco, generose sovvenzioni che consistono nell’acquisto dei non imprescindibili “kit” che pubblicizzano giornate come “Puliamo il mondo” e l’associazione che le organizza.

Ciò vuol dire che Legambiente, durante queste simboliche giornate che vedono come partecipanti quasi sempre gli inconsapevoli e acritici bambini della primaria ed altre associazioni che sposano la stessa remunerata filosofia, si fa pubblicità con i soldi degli enti statali, infatti, i famosi kit, che consistono in un berretto, due guanti, un fratino ed una busta regolarmente griffati da Legambiente, hanno un loro costo ed è un costo per niente irrisorio. Ad esempio, quest’anno, il Parco Nazionale del Vesuvio ha acquistato da Legambiente 25 pacchi contenenti 50 kit al costo di € 350,00 per ogni pacco e per un totale di € 8.750,00 oltre l’IVA al 22%. Durante la precedente manifestazione, quella del 2017, ne riceveva invece 6.999,99 di euro, sempre per la fornitura di detti “kits”.

Dov’è la critica quindi? La critica sta nel fatto che con tutte queste generose elargizioni si sarebbe potuto fare qualcos’altro e di più utile, soprattutto in un parco nazionale che lamenta sempre carenza di fondi e di personale ma che elargisce migliaia di euro a cori polifonici, concerti jazz e gare sportive, dimenticando la ragione per la quale è deputato, la protezione dell’ambiente. Molti però adducono a tal riguardo il fatto che queste manifestazioni educhino la gente e soprattutto le giovani generazioni, in verità coscritte, più che per alzare rifiuti, per fare massa in una foto di gruppo, ma l’educazione ambientale, l’educazione in genere non è fatta solo di simboli ma anche e soprattutto di coerenza, quella coerenza che manca fuori dei contesti scolastici e in chi vorrebbe risolvere la questione ambientale con un Puliamo il mondo o un Clean up, sperando più nello spot che nella reale risoluzione del problema.

E no! Non solo con questi inutili eventi non si ripulisce un bel niente, poiché i rifiuti, in particolar modo nell’area vesuviana, sono tanti e tali da necessitare ben altri fondi, ben altre braccia e ben altra cultura per evitarne la diffusione, ma soprattutto bisogna capire che la questione è sì culturale ma non solo nel senso pedagogico della parola ma nel senso sociale di questa, una rivoluzione per una comunità che organizza simboliche pulizie ambientali e contemporaneamente chiude gli occhi per non vedere chi realmente inquina il territorio. Inconsapevolezza o ipocrisia?