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Salvate il Bosco Vandra

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Il Bosco Vandra dall’alto (foto fonte web)

Un avamposto di natura e biodiversità alla mercé di interessi economici e noncuranza ambientale. Salviamone uno per salvarne altri cento! E che l’esempio delle associazioni ambientaliste sia da sprone ad una politica meno miope per la salvaguardia della natura.

Come spesso accade piove sempre sul bagnato e ‘o cane mozzeca sempe ‘o pezzente, ovvero il buon senso e il politicamente corretto vanno a farsi friggere nel momento in cui l’opportunismo politico bada più ai suoi interessi che a quelli della collettività. Accade così che taluni territori, di per se già martoriati a livello ambientale, continuino ad essere oggetto di accanimento da parte di uno stato patrigno.

Questo accade un po’ ovunque lungo lo Stivale ma, come abbiamo già fatto notare nel Vesuviano, esistono casi realmente emblematici. Uno di questi può essere appunto quello di Rocca D’Evandro ai confini col Lazio, un luogo apparentemente al di fuori dalle terre dei fuochi campane ma in realtà oggetto di una violenza simile, se non peggiore, perché perpetrata entro i canoni della legalità ma con risultati non dissimili e che potrebbero mettere a serio repentaglio anche la salute pubblica.

Il comune di Rocca D’Evandro ospita nel suo territorio uno scrigno di biodiversità chiamato Bosco Vandra, questo contesto, di circa 100.000 mq, è un importante corridoio naturale tra le contigue aree naturali del fosso del Pisciarello fino ad arrivare alle sponde del Liri e del Garigliano. Inoltre il bosco risulta essere un polmone verde per la comunità locale che vive questo contesto naturale come un baluardo naturale contro la TAV che gli passa rasente, l’area industriale e il termo-combustore della vicina di San Vittore. Un contesto naturale fortemente antropizzato e che andrebbe tutelato a monte così come a valle del bacino idrografico del Gari/Liri, già fortemente intaccato dalla presenza dell’ormai dismessa, ma ancora pericolosa, centrale termonucleare del Garigliano.

Il bosco, pur essendo un Parco Urbano di Interesse Regionale e per il quale era stato anche previsto un osservatorio naturalistico e soggetto al vincolo degli “Usi Civici” con delibera del Consiglio Comunale e della Giunta Regionale, subisce oggi gli attacchi della stessa amministrazione comunale con il progressivo smantellamento dell’apparato normativo che ne tutelava importanza ed esistenza. Prima con un paventato centro di compostaggio proprio all’interno del bosco, e scongiurato grazie all’intervento della cittadinanza attiva e associativa, e poi col progetto di una clinica privata.

Spesso accade che certi progetti vengano solo accantonati, nell’attesa che si calmino le acque, per poi ripartire all’attacco con nuove forze e nuove chimere; è per questa ragione che la difesa dell’ambiente deve essere una lotta di tutti e non solo un problema locale come lo è stato finora per il Comitato Civico Feudo Bosco Vandra e Parco Urbano. Seguendo quindi questa filosofia, associazioni molto attive sul territorio vesuviano come Primaurora, Asklepios, CompletaMente, etc. ma anche il CAI-TAM Campania, hanno sposato questa causa sostenendo la lotta delle associazioni locali ed aiutandole nella salvaguardia di quel prezioso contesto naturale che è, e speriamo rimarrà, il Bosco Vandra.