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San Giorgio, quando la toppa è peggiore del buco

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Lavori di riempimento della buca in pieno traffico

Dopo l’incidente di sabato notte in via Figliola, causato da un fosso, si interviene finalmente per la sua riparazione ma con lo stesso procedimento approssimativo che aveva procurato il cedimento del manto stradale e con lavori che mettono in serio pericolo l’incolumità dei lavoratori.

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Sabato scorso verso le ore 23.00 un’auto prendeva in pieno un fosso in via Figliola, entro i confini del comune di San Giorgio a Cremano, rimanendo seriamente danneggiata, tanto da dover essere rimossa da un carroattrezzi e richiedere la presenza della Polizia di Stato.

Tre giorni prima, la polizia municipale di suddetto comune era stata avvisata mediante PEC della presenza di quel fosso e della sua pericolosità per la circolazione di moto, bici e autovetture, causato da una riparazione superficiale fatta da una ditta non specificata che era intervenuta per una rottura della rete idrica pubblica.

Domenica pomeriggio, il giorno dopo l’incidente e quattro giorni dopo la segnalazione, interviene finalmente la Polizia Municipale che segnala con un new-jersey il buco nell’asfalto. Oggi verso le 10.00 del mattino interviene una persona, senza riferimenti e senza DPI, per riparare il danno al manto stradale.

Ciò che però più ci fa pensare e che ci lascia allibiti, come cittadini e come cronisti, non è tanto la mancata solerzia con cui si è intervenuti e la scarsa qualità dei lavori effettuati ma il serio pericolo al quale è stato sottoposto l’incaricato a tale riparazione. Innanzitutto non esisteva segnaletica alcuna ad evidenziare il “cantiere”, fatta esclusione del new-jersey e i segnali messi dai VVUU domenica e già investiti una decina di minuti prima da un guidatore disattento e scaraventati oltre la zona di lavoro; inoltre il malcapitato operaio lavorava, da solo, tra il flusso incontrollato di auto e camion, assai intenso per ora e luogo, e facendo appello, come unico presidio di sicurezza, al buon senso e alla prudenza di chi guidava.

Infine i lavori: non si è fatto altro, così come avevano fatto in precedenza altri, che coprire con asfalto a freddo l’avvallamento e pressarlo, prima con i piedi e poi passandoci sopra, avanti e indietro, con l’auto e il tutto in mezzo al traffico di via Figliola.

Ora non è che si voglia trovare ad ogni costo il pelo nell’uovo per un lavoro che temiamo andrà entro poco tempo rifatto perché cederà nuovamente sotto il peso delle intemperie e del passaggio di auto e camion; dei rifiuti che sono stati lasciati sul posto o di una tempistica proverbialmente tardiva, ma ci chiediamo se sia lecito che in un paese civile, o ritenuto tale, ma dove continuano a morire almeno tre persone al giorno sul lavoro, si continuino a vedere scene di questo tipo accompagnate dall’andante “avimmo fatto sempe accussì”.

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