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San Vito: hic transit munnezza mundi

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Ingresso dal versante di via Marsiglia dell’area adibita ad isola ecologica. (foto M. Ricci)

San Vito ad Ercolano è da decenni uno dei luoghi più martoriati del Vesuviano e della stessa provincia di Napoli. La visita del neo-arcivescovo partenopeo Domenico Battaglia ha messo in risalto l’incoerenza e la disattenzione della politica verso natura e popolazione locale.

Dedicato a Mimì De Crescenzo che ci ha saputo indicare la strada da seguire e la lotta da intraprendere.

A volte ci si chiede quale possa essere la considerazione che i politici hanno dei loro elettori, per non parlare poi di tutti i loro concittadini, e ce lo chiediamo non perché caschiamo dal proverbiale pero ma per il semplice fatto che pare che la politica locale si diverta a prendere in giro chi amministra.

Tutti infatti conoscono, fette di prosciutto a parte, la realtà di San Vito ad Ercolano; tutti sanno delle discariche storiche presenti da decenni lì, alle Lave Novelle, a due pasi dal centro abitato; tutti sanno che quella è ancora una zona di scarico, sversamento e abbruciamento di rifiuti; tutti sanno che lì vicino, nell’Ammendola & Formisano, c’erano le “ecoballe” della Giunta Bossa e c’è ancora, sempre in quella cava dismessa, il sito di “stoccaggio provvisorio” della giunta Daniele, provvisorio, come tradizione vuole, dal 2007 e c’era, e c’è ancora, l’isola ecologica già della Multiecoplast, e che a suo tempo era un cementificio poi confiscato dallo stato poiché adducibile a una ditta vicina alla camorra. Oggi si prospetta il suo riutilizzo quale sito di trasbordo per i rifiuti ed ancora una volta come isola ecologica. Ancora una volta tanti rifiuti per allietare San Vito e i suoi abitanti.

Che dire davanti a tutto ciò? Pare proprio che, agli abitanti di questo popoloso quartiere, questa e le precedenti amministrazioni ercolanesi abbiano voluto fargli un dispetto o, quanto meno, non li avessero mai considerati degni dei diritti civici e civili e, aggiungerei, viste le conseguenze sanitarie rilevate nel corso dei decenni, nemmeno degni del genere umano. In effetti, studi epidemiologici dell’Istituto Superiore di Sanità (S.E.N.T.I.E.R.I. 2006) e varie indagini sul campo, hanno messo in evidenza anche in queste zone l’effettivo nesso tra particolari neoplasie e la presenza di dette discariche.

Ora ci verrebbe da dire: vabbè ma diamogli un po’ di pace a queste persone, non martoriamoli più di quanto abbiano già fatto in passato, non mettiamogli un altro sito di stoccaggio pseudo-provvisorio camuffato da qualcos’altro; e invece no! La lingua batte dove il dente duole e piove sempre sul bagnato, bagnato come il percolato dei camion che sostano in via Marsiglia e come quello che continua a tracimare dal serbatoio dell’Ammendola & Formisano da 14 anni a questa parte. La cosa che però fa più specie è che questa situazione, alla stessa gente di Ercolano, non pare dar fastidio, come non da fastidio all’ente parco che tutto questo scempio ce l’ha al suo interno! E non pare che interessi neanche all’Europa, che accoglie nella sua ZSC (Zona Speciale di Conservazione) questa ennesima anomalia di un’area ormai protetta solo sulla carta.

Pare quindi che i poveri abitanti di San Vito debbano piangerselo loro il disastro ambientale che da anni grava sulle loro esistenze, figli di un dio minore, quello del denaro e dell’opportunismo politico, non meritano neanche le fogne e una nettezza urbana degna di questo nome. Basti verificare lo stato, ancora oggi riscontrabile, in cui versano Via Cegnacolo e via dello Spacco e tutta quella serie di stradine che si intersecano nelle floride ma sporche campagne locali; ivi compresa via Vesuvio importante asse viario che conduce al Gran Cono e altro pessimo biglietto da visita per il turismo internazionale. Quindi tutti i rifiuti devono tassativamente andare là, perché la proverbiale polvere sotto al tappeto deve andare tutta là, a San Vito, e San Vito è il tappeto, o meglio, lo zerbino di Ercolano.

Ma ritornando alla presa per i fondelli dei poveri abitanti, al danno si aggiunge appunto la beffa, sì perché l’amministrazione ha deciso di far forza sul fatto che adibire la struttura di Via Focone ad attività legate all’ecologia e il fatto stesso che questa attività sia spesso stata ad appannaggio della criminalità organizzata, permetterebbe in tal modo di riportare il tutto in un contesto di piena legalità. Questo sarebbe vero se non per il fatto che, come sopra accennato, a subire le conseguenze di tutto ciò saranno ancora una volta la salute e la dignità degli abitanti di San Vito poiché, come ormai dimostrato, il provvisorio così come il temporaneo a Ercolano sono in antitesi col loro stesso significato e non per questo, miti a parte, la camorra è scomparsa. L’amministrazione locale irridendo le istanze della popolazione non ha saputo fare di meglio che attendere l’annunciata venuta del neo-arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia, per dare una rispolverata a San Vito; ma non illudetevi! Mica a tutto il quartiere! Solo a via Marsiglia perché è lì che andrà l’alto prelato per costatare di persona la realtà locale ed è lì che si giocheranno le carte della politica, dell’opportunismo, della salute pubblica, ma soprattutto, quelle dell’essere e dell’apparire perché è lì che transiteranno le coscienze, quelle pulite e quelle sporche.