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San Vito, un quartiere adibito a discarica

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Via dello Spacco a San Vito (Ercolano) invasa dai rifiuti (foto di Ciro Teodonno)

Da decenni il popoloso quartiere posto alle pendici del Vesuvio versa in condizioni pietose tra rifiuti e infrastrutture fatiscenti. Non sono bastati anni di lotte contro le discariche, l’impegno delle associazioni e i risultati delle indagini epidemiologiche per smuovere le amministrazioni locali succedutesi nel tempo. San Vito rimane pertanto una discarica a cielo aperto.

Lo scorso mese di febbraio fu risollevata, dagli abitanti di San Vito, l’annosa questione ambientale che ha visto il popoloso quartiere di Ercolano al centro della ribalta mediatica almeno da vent’anni a questa parte, ma soprattutto ha visto una un’intera comunità oggetto di un concreto rischio di inquinamento ambientale. Anche in quell’occasione l’amministrazione locale intervenne dopo l’eco mediatica per promettere mari e monti ai concittadini ma, come dimostrano le immagini di questa mattina, la situazione è ancora una volta ben lungi dall’esser stata risolta.

La cittadinanza attiva di San Vito, in particolar modo le associazioni, come ad esempio “Salute Ambiente Vesuvio”, e chi viveva presso via Cegnacolo, via dello Spacco e via Marsiglia, lamentavano lo stato di abbandono di queste strade tra campagna e città, e purtroppo costellate da innumerevoli microdiscariche, spesso ricolme di rifiuti pericolosi.

Stavolta le istanze della popolazione erano due, la prima, e relativa a chi viveva in via Marsiglia, era quella della presenza di una “isola ecologica” con conseguente passaggio di autocompattatori ricolmi di rifiuti e grondanti di percolato maleodorante. La seconda istanza era stata quella di chi si vedeva invece invaso dai rifiuti, in particolar modo in via dello Spacco e in via Cegnacolo, con la carreggiata e le campagne circostanti ricolme di immondizia.

Per quanto assurda la situazione di un’isola ecologica in area parco nazionale, quella di via Marsiglia, non distante dall’ecomostro dell’Ammendola e Formisano, permane la stessa di due mesi fa, nonostante le rassicurazioni fatte a febbraio dal sindaco davanti alle telecamere del Tgr Campania. Nonostante le successive promesse che lasciavano ad intendere la creazione congiunta di un sito di stoccaggio dei rifiuti e un’area verde ad uso della cittadinanza, i dubbi permangono. Ferma restando la contradizione delle due cose e l’inconciliabilità di un ennesimo sito di stoccaggio in area parco, perché continuare ad infierire sulla popolazione di San Vito? Perché sbandierare la plausibile confisca di quei terreni alla malavita e relegarli poi ad una poco encomiabile destinazione?

Purtroppo, in quella stessa occasione, per via dello Spacco ci si limitò a un nastro di plastica bianco e rosso a delimitare un cumulo di rifiuti mai prelevato e che anzi è aumentato nel tempo, e questo a prescindere dal fatto che vi fosse stato depositato anche del pericolosissimo eternit.

Certo che da parte di un amministrazione che ha avuto velleità da capitale italiana della cultura, tralasciare un particolare così fondamentale come quello della salute e il rispetto dei cittadini, e in tempi non certo allegri dal punto di vista sanitario, non depone a suo favore e lo fa ancor meno se si valuta il fatto che ci troviamo in un’area protetta; sicuramente sui generis per l’elevata antropizzazione, ma immaginate cosa debba accadere al di fuori dalle leggi e dai contesti naturalistici.

Ad ogni modo le immagini parlano da sole e lo scandalo non sta solo nel fatto che la strada sia impraticabile ma che sia ormai una discarica di fatto, e lo è da anni, e non è stata quindi oggetto di uno sversamento estemporaneo, ma è un qualcosa di reiterato nel tempo e sotto gli occhi di tutti. Ma si sa che la consuetudine al malcostume del sacchetto selvaggio e l’accettazione collettiva del lavoro sommerso come ammortizzatore sociale e la conseguente tolleranza politica di questo fenomeno che evidentemente non procura soltanto danni all’erario, hanno fatto sì che ci si abituasse a scenari del genere e la ribellione e l’indignazione salgono a galla soltanto quando vengono lesi i confini delle nostre proprietà private, con l’intervento delle autorità solo nel momento in cui non possono farne più a meno con inutili quanto irrisori palliativi.

Davanti a tutto ciò morirei felice solo se terminasse il piagnisteo collettivo di chi chiagne e fotte a se stesso.

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