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Torre del Greco, ancora fiamme tra Cappella Bianchini e via Boccea

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Fiamme a Torre del Greco (foto di Gino Palladino)

Quest’arida e infinita estate porta con se lo sconforto di chi impotente deve assistere al progressivo incenerimento del verde vesuviano. Attendiamo con ansia una pioggia che porti sollievo alle coltivazioni e che plachi l’arsura della nostra terra ma soprattutto che non faccia danni ad un territorio diventato purtroppo assai instabile.

La Campania brucia ancora ma si sa, la gente non se ne renderà conto fin quando le fiamme non arriveranno alle loro case o fin quando l’acre odore della combustione non brucerà loro la gola, a monito di quanto sia rischioso abbandonare a se stesso un territorio da loro stessi messo in pericolo.

Fiamme alte a Sarno, mentre sui Lattari i danni non sono ancora quantificabili e ieri notte le fiamme si scorgevano tra Lettere e Sant’Antonio Abate. Stasera è toccata ancora una volta a Torre del Greco e sempre in quella zona che fa da cuscinetto tra la città e quella che una volta era la campagna ed ora è invece sterpaglia e frutteto abbandonato. Inutile dirlo che il progressivo abbandono delle terre coltivate non può che incrementare il rischio incendio oltre che deprimere ulteriormente un settore primario ai minimi storici.

Tra via Boccea e Cappella Bianchini in via Fosso Bianco le fiamme lambiscono ancora una volta le case, bruciando erba secca e vecchi noci ma il fatto che si siano sviluppate all’imbrunire hanno reso non poco difficile il lavoro dei Vigili del Fuoco, raggiunti solo in serata dalla Protezione Civile.

Il vento secco non può che alimentare ulteriormente le fiamme e l’intrico di strade e case rende difficili le operazioni dei pompieri. Ad ogni modo pare che almeno per la nottata le cose si siano calmante, nella speranza che l’umidità faccia il suo lenitivo lavoro. Purtroppo c’è il rischio che con il sorgere del sole, il fuoco assopito sotto la cenere divampi ulteriormente, grazie ancora al vento e per questo è opportuno mantenere ancora alta la guardia.

I volontari della Rete e di Primaurora sono all’opera per questo, e incrociamo le dita.