Home In Evidenza Un napoletano sulla francigena (parte 1a)

Un napoletano sulla francigena (parte 1a)

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Lampione a Saint Rhemy raffigurante l’immagine stilizzata del pellegrino della Francigena (foto di C.Teodonno)

Camminare è bello ma col passare degli anni e coll’aggravante dei miei vizi, diventa sempre più un sacrificio. Ma se è bello godere dei piaceri della vita, allora non mi faccio mancare neanche questo e, a 360 gradi, abbraccio tutto quello che la vita mi offre e nel caso contrario me lo vado a cercare. Il mio unico scrupolo è quello di non essere un esempio di virtù e dare il cattivo esempio, o il semplice fatto di coinvolgere chi mi ama e chi mi segue.

Ecco perché a 55 anni torno su un cammino è dopo le mie tre esperienze spagnole e il giusto tributo dato a Santiago apostolo ora mi dirigo verso la Francigena con un bagaglio pieno di ricordi ed esperienze e ben conscio che a nulla mi serviranno perché a nulla serve l’esperienza nel momento che diviene l’unica regola o l’unico dogma da seguire, del resto a mare, in montagna e così sulle strade della vita il cammino si fa andando e l’esperienza ti accompagna come una vecchia amica prodiga di consigli ma scarna di virtù. Ed ecco che mi trovo sotto il sole di Aosta ad attendere il bus per il Valico del Gran San Bernardo, lì dove inizierò la mia discesa parziale verso Roma, e quella santa donna di mia moglie mi seguirà, non so con quanta consapevolezza, in questa ennesima sfida contro me stesso e le mie contraddizioni.

Il pullman arriva con puntualità partenopea e incorpora i pazienti pellegrini pronti per raggiungere, carichi di ogni necessità morale e materiale, il punto dove centinaia di anni orsono, Sigerico, arcivescovo di Canterbury, varcò le Alpi. La strada è tortuosa, ma valle a fare a piedi e zaino in spalla quei più di 30 km che separano Aosta dal valico e poi l’autista è veramente in gamba ed è un tipo alla mano, tanto che ci fa scendere un paio di chilometri prima del Gran San Bernardo, presso il nostro rifugio, La Cantina, quale nome migliore per la mia passione dionisiaca? Una volta preso possesso della camera, che definirla spartana è dire poco, ci siamo diretti al valico, spezzando il fiato di quegli oltre 2000 metri raggiunti troppo in fretta dalla Pianura Padana.

Ad ogni modo il fiatone è il giramento di testa viene premiato da uno scenario che vale ogni pena e gratifica chiunque, se non fosse altro per la folla di turisti lì presente e le orde di motociclisti che a tutte le latitudini guastano ogni spettacolo naturale con il roboante scorreggiare delle loro moto. Mia moglie maledice loro e maledice me che la coinvolgo in queste avventure della serie: ma chi ve lo fa fare o nel nostro vernacolo: ma andò v’arresecate! Ad ogni modo, dopo foto di rito, si torna giù, si mangia, si beve e si prova a dormire, tra aria rarefatta, problemi di ipertensione e letti non propriamente immacolati.

Il mattino dopo si apre con squarci di luce sulle Alpi, su vette di cui non conosco e forse mai conoscerò il nome ma lo spettacolo è grandioso e indimenticabile, e vale pure la notte quasi insonne in quel tugurio fatiscente e sporco. Mia moglie affronta la discesa di buona lena e, come spesso accadeva sulla via di Finisterre, mi stacca, forse eccitata più di me per questa nuova esperienza o incazzata per dove l’avevo portata. Io rimango da solo con uno zaino pesante sulle spalle e uno, non meno lieve, incorporato nella mia pancia di bevitore incallito; tutt’attorno decine di marmotte a sfottere coi loro richiami, ben nascoste, mimetizzate tra le rocce alpine ad indicarmi quanto fuori luogo fosse la mia presenza lì, in quel posto meraviglioso.

Mia moglie non ha torto nel farmi il broncio, del resto, quale coppia normale avrebbe trascorso il proprio anniversario di matrimonio a sudare e soffrire lungo uno scosceso sentiero di montagna? Ma se 29 anni di matrimonio più 6 di fidanzamento non sono serviti a svelare l’arcano che ci lega, io mi affido a San Giacomo, Sigerico e Toni Tammaro che da sempre hanno guidato i nostri passi e spero bene per il futuro e sul suo sorriso che apre la giornata.

Galleria fotografica del percorso