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Vesuvio, arriva la funivia?

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Funivia del Faito con Vesuvio sullo sfondo (foto di Gino Scarpato)

Come il ponte di Messina ci sono progetti faraonici che di tanto in tanto saltan fuori, proprio come il classico coniglio dal cilindro del prestigiatore. Se qualcuno si era chiesto come mai il ministro Ammendola fosse andato da Casillo Agostino, forse abbiamo capito il perché!

Il riserbo per la visita del Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Ammendola nella sede dell’ente parco ad Ottaviano, non era di certo per fare un dispetto al padrone di casa, lo stizzito Luca Capasso, ma forse per custodire una notizia importante ed eclatante, e da far uscire al momento opportuno a suggello di fondi europei e della grandeur del presidente.

La notizia è la seguente: Il Vesuvio avrà la sua funivia!

O meglio, è probabile che l’abbia, in base ad una bozza di protocollo di intesa tra l’ente parco e la partecipata regionale EAV, Ente Autonomo Volturno, che prevede appunto uno “Studio di fattibilità per la realizzazione della funivia del Vesuvio”. Tale accordo prevedrebbe dunque la progettazione di un impianto di risalita a corda con cabina, per incentivare il turismo vesuviano e per “l’abbattimento del disturbo antropico derivante dal traffico veicolare”.

Il luogo dove verrà eventualmente realizzata non è ancora chiaro, anche perché il protocollo non è stato pubblicato con la delibera del parco nella quale si menziona solo la “Risalita storica lungo il tracciato del treno a cremagliera” (sul sentiero n°8 del PNV) come progetto strategico del Parco e che non ha ancora trovato applicazione e che, di certo, non può ospitare, per la sua morfologia, una funivia che porti fino al Gran Cono. Tutto ciò, a meno che, non si voglia stravolgere un intero ecosistema in virtù di un’ecosostenibilità stile “Busvia del Vesuvio”, là dove il diesel è ecocompatibile così come lo saranno i piloni della funivia.

Anche se il luogo fosse un altro, ad esempio quello dove era prevista la funicolare del 1990, quella poi bloccata per un cavillo burocratico ma con sostanziose criticità ambientali, la summenzionata e inflazionata ecosostenibilità cozzerebbe ancora una volta con la zona A di tutela dell’area protetta, quella dove non è possibile fare neanche una tammorriata di 5 minuti 5. A meno che non sia l’ente parco ad organizzare il concertino.

Forse il progetto potrebbe essere quello di una lunga e improponibile funivia che collegherebbe il centro storico di Ercolano con Quota 1000, ma inorridiamo al solo pensiero di veder passare le cabine sulla cima del Salvatore e di Colle Umberto, in cambio di un esiguo afflusso turistico, finalizzato esclusivamente all’economia del Gran Cono e, senza per questo, bloccare l’afflusso turistico su gomma verso Quota 1000.

Il lavoro che crediamo abbia ispirato suddetto protocollo ha origine da una tesi di laurea della facoltà di Architettura, presentata nel corso di un convegno sul tema dell’ecosostenibilità tenutosi al MAV di Ercolano nel giugno del 2019 (evento in cui questa tesi era l’unico argomento trattato). Onestamente non nascondiamo che già in quella sede il progetto apparve adeguato solo ad un mero esercizio accademico, un sogno studentesco o poco più. Tralasciando l’impatto degli altissimi piloni che attraverserebbero gran parte di Ercolano, San Vito, la centrale dell’ex Ferrovia Vesuviana, sorvolando l’hotel Eremo, il colle Umberto etc., per poi concludere il proprio percorso al piazzale di Quota 1000. La criticità maggiore che emerge fin dalle prime considerazioni è la scarsa capacità di trasportare un cospicuo numero di turisti in tempi brevi così come dichiarato nella delibera, sia per le caratteristiche tecnologiche della funivia che per la lunghezza del tracciato, rendendo di fatto inutile (e dannosa) l’opera.

In sostanza questa non eliminerebbe il traffico dei bus turistici che oggi portano il maggior afflusso di turisti al Vesuvio, contemporaneamente creerebbe delle interminabili code in attesa della prossima cabina presso le stazioni, esattamente come accade in estate alla funivia del Faito, portata quale esempio nella delibera, e dove di certo non si registrano i numeri del Vesuvio.

Al netto di un turismo più sostenibile, che non necessiterebbe di ulteriori infrastrutture, ma di una maggiore coerenza organizzativa e di una differenziazione dell’offerta turistica, a questo punto, perché non pensare davvero al ripristino della ferrovia e della funicolare? Quella sì che forse sarebbe realmente più sostenibile ed efficace per le finalità previste. O forse solo perché dopo la funicolare; la ferrovia; la seggiovia e il trenino rosso mancava di inventarsi solo la funivia?

Restiamo in attesa dei successivi sviluppi di questa vicenda, magari di leggere il protocollo d’intesa e capirci qualcosa di più ma, se il buongiorno di vede dal mattino… questa è la notte fonda dell’ambientalismo vesuviano.