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Vesuvio, le pessime condizioni della “Strada delle baracche”

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Alberi caduti sul sentiero n°3 del PNV (foto di Ciro Teodonno)

Una delle più antiche vie di comunicazione del Vesuviano, una sorta di via alta che metteva in contatto comunità altrimenti distanti tra loro e che ora rischia di sparire per l’incuria dell’uomo e l’inesorabile agire degli elementi.

La realtà! Cos’è la realtà? Sembra una domanda scontata ma oggi la realtà sembra essere solo quella virtuale. Un pensiero simile l’ho fatto davanti ai rendering del Grande Progetto Vesuvio, tanto decantato quanto misterioso agli atti, ma assai condiviso in Rete come uno spot. Pensavo tutto ciò poiché, conoscendo bene il contesto vesuviano e in particolar modo quello della sentieristica, mi sono chiesto quale fosse la reale concezione del territorio da parte di chi lo gestisce.

La cosa più semplice che ho potuto fare, e che qualsiasi giornalista dovrebbe fare, è stata quindi quella di andare su uno dei luoghi che sembra essere oggetto del GPV ovvero il sentiero n°3 del Parco Nazionale del Vesuvio, ebbene, percorrendo a più riprese quel contesto, ho potuto riscontrare, oltre al dissesto e all’abbandono totale di quello storico sentiero, i soliti 1.200 metri di sbancamento ad opera delle solite maestranze di cui ciclicamente si avvale l’ente parco. Ho trovato i soliti 1.235 metri iniziali del sentiero, spianati probabilmente da un bobcat e lasciando i restanti 10 km all’incuria, al dissesto idrogeologico e a tutti quegli altri che, a vario titolo e competenza, metteranno mano là dove non dovrebbero.

Qual è quindi lo stato del sentiero n°3 ovvero l’Anello del Monte Somma? La sua parte alta, quella che va in cresta fino a Punta Nasone, è oramai un intrico di robinie e rovi che rendono la salita, di per sé ardua (400 metri di dislivello se si sale dalla parte bassa del sentiero ma quasi 800 se si parte dalla Panoramica di San Sebastiano seguendo il Sentiero delle Capre, anch’esso in completo dissesto) pressoché impraticabile. La parte bassa dell’anello, quella che porta in direzione est, nord-est verso Somma Vesuviana, meglio conosciuto come il Sentiero delle Baracche per dei ruderi ancora presenti sul percorso, è invece costellato di frane ed alberi caduti. Anche là dove si è tentato di riempire il margine franato del sentiero con i tronchi tagliati e prelevando terreno dal versante che va a monte, non si è che ottenuto un doppio risultato negativo ovvero quello di sfaldare ulteriormente tale versante, aumentandone la franosità, poiché non lo si è arginato con nessuna opera di contenimento e, al contempo, si è solo coperta una realtà, quella del versante che va a valle del sentiero, soggetta al medesimo sfaldamento. In altre parole un’opera fittizia e solo per il primo chilometro iniziale del sentiero.

Vogliamo sperare che quanto da noi riscontrato sia soltanto una maldestra manutenzione ordinaria e che il Grande Progetto Vesuvio rappresenti un intervento più strutturale di una semplice rimozione di terra. La cronaca di questi giorni ci sta dimostrando che su queste cose non si può più scherzare.