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Cercasi disperatamente Zezolla

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Immagine tratta dal film “La Gatta Cenerentola” (foto fonte web)

Continua il delirio neoborbonico contro i nemici invisibili del primato partenopeo. Ora tocca alla Zanichelli, rea di non aver sottolineato la precedenza temporale di Basile rispetto a Perrault nella stesura occidentale del mito di Cenerentola.

Non si placano le ire funeste di neoborbonici ed affini, pronti a fare le pulci a chiunque non esalti i primati del Regno delle due Sicilie. Non paghi quindi del bidet e della lingua napoletana patrimonio dell’UNESCO, ora cade sotto gli strali dei neoborbonici anche la Zanichelli, rea di non aver menzionato Giovan Battista Basile quale primo autore occidentale ad aver ripreso il mito di Cenerentola in un post che commemorava il 391° genetliaco del francese Perrault.

Giambattista Basile (foto fonte web)

Visto e considerato che in letteratura i primati sono qualcosa di sterile poiché, così come in altre vicende umane, il progresso è il frutto della rielaborazione di quanto fatto e scritto da chi ci ha preceduto nel tempo, va anche sottolineato che gran parte dei nostri miti sono rielaborazioni classiche o, come in questo caso, di provenienza orientale spesso pervenutici attraverso la cultura islamica per cui, Basile come Perrault e i Grimm come altri ancora, non sono stati altro che passaggi successivi di quel meraviglioso viaggio ancestrale che è il racconto umano. A rafforzare tutto ciò la scarpetta, presente anche nella leggenda della Madonna di Piedigrotta, risulta essere un simbolo della sessualità femminile se non addirittura, in molti miti, una metafora erotica.

Orbene, tornando al post apparso sul sito della Zanichelli, questo non era certo negazionista poiché trattava un altro argomento ma tanto è bastato a toccare la suscettibilità neoborbonica da scatenare un putiferio tale da obbligare la casa editrice a rettificare il post. Questo infatti, per ovvia brevità e per attinenza a tutt’altro argomento, diceva testualmente: “Il termine (Cenerentola ndr.) deve la sua nascita all’autore della fiaba, Charles Perrault, che nacque il 12 gennaio 1628.” Cosa ovviamente non del tutto corretta ma sufficiente a dar fuoco alle polveri irredentiste che pare che altro non aspettassero per scatenarsi, un po’ come quando, ben supportati dalla politica pentastellata, sollevarono un’altra questione inesistente quale quella dei prestiti del MAN al museo archeologico di Comacchio.

Screenshot del post apparso sul FB della Zanichelli e la sua correzione (fonte web)

La Zanichelli, così come accennato, corregge il post, dando il giusto risalto al Basile: “La fiaba, originariamente scritta da Giambattista Basile in napoletano, fu poi rivista da Charles Perrault, che nacque il 12 gennaio 1628 e a cui si deve la versione della storia oggi più nota.” Ma ciò non basta alla gigliata costernazione che affida alle pagine de Il Mattino le sue rimostranze nei confronti dell’azienda emiliana. Ma è qui che casca l’asino poiché il sedicente movimento neoborbonico nella sua dichiarazione dimostra tanto vanto quanta ignoranza, confondendo Basile con Perrault, là dove menziona un palazzo reale che nel testo del Basile non è mai accennato, con una scarpetta persa in tutt’altra maniera e tutt’altro luogo e affermando quanto segue: “… la famosa Gatta Cennerentola”, la prima versione della cultura occidentale nella quale si parla di quella famosa ragazza che perde la sua scarpetta in quel Palazzo Reale che (visto che Basile frequentava la Corte vicereale spagnola) era in sostanza l’antico palazzo vicereale spagnolo e attuale palazzo reale napoletano.” Ora, chiunque avesse letto la fiaba avrà potuto notare che nel racconto, oltre a non esserci un viceré ma un sovrano a tutti gli effetti, la scarpetta viene persa da una carrozza in corsa come le parole del Basile ci illustrano:

“«Tocca, cocchiero», e ecco se mese la carrozza a correre de tutta furia e fu cossì granne la corzeta che le cascaie no chianiello; che non se poteva vedere la cchiù pentata cosa. Lo servetore, che non potte jognere la carrozza che volava, auzaie lo chianiello da terra e lo portaie a lo re, dicennole quanto l’era socceduto.”

Questo è quanto, fatta salva, come ci informa Lorenzo Testi, la richiesta dei neoborbonici di apporre una targa presso il Palazzo Reale per commemorare, non solo una vicenda mai accaduta in quel luogo, ma oltretutto mai scritta in quel modo ma tanto poté lo sciovinismo da annullare il raziocinio.

Ma in tutto ciò, questi primatisti sudisti, sanno che quello della Gatta Cennerentola era solo il nomignolo della protagonista e che in realtà si chiamava Zezolla?

La Gatta Cennerentola di G. B. Basile