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Cava Montone e le altre

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Cava Montone dopo l’incendio (14 settembre 2019 – foto di Giuseppe Pino Gallo)

Siamo tornati alle Lave Novelle di Ercolano, nel Parco Nazionale del Vesuvio, per costatare che, interventi parziali e telecamere spente non hanno ovviamente arrestato il malcostume e il dolo che sta uccidendo quei luoghi altrimenti meravigliosi.

Molti asseriscono che quel che scrivo sia deleterio per l’immagine della mia Terra, molti ritengono che sia meglio non parlare, non mostrare e tanto meno scrivere, dei mali che assillano Napoli e provincia nonché quelli del Vesuviano; molti di questi hanno interessi economici da difendere e per questo preferiscono che la Rete non sia imbrattata dalle mie denunce a mezzo stampa. Per molti altri ancora il mio scrivere, oltre ad essere “inesatto” è anche “fazioso”; a questo punto, se sono inesatto perché non mi si corregge? Non ho di certo la presunzione della perfezione ma lo si faccia per cortesia in maniera circostanziata con foto, video e magari con una valida e comprovata cognizione di causa. Se si ritiene poi che io sia fazioso, mi si dica per cortesia in favore di chi o cosa scriva, magari ne verrò a conoscenza anche io. Ma sopra ogni cosa, ciò che scrivo e mostro è vero o è falso? Attendo ancora risposte esaustive a tal riguardo.

Premesso ciò non mi faccio di certo abbattere dal livore e dalla presunzione altrui anche perché costoro, si limitano solo a criticare e non riescono a fare altro, non si sporcano le mani se non smossi dall’esclusivo interesse personale, e talvolta neanche per quello. Il sottoscitto invece è salito ancora una volta sulla discarica per amore della verità e almeno per questo meriterebbe, se non altro, un minimo di rispetto.

Cava Montone dopo l’incendio (14 settembre 2019 – foto di Giuseppe Pino Gallo)

Passiamo quindi al nostro nuovo sopralluogo, siamo tornati infatti alle Lave Novelle di Ercolano, a quattro mesi dall’esteso incendio dello scorso autunno allorquando bruciarono entrambi i versanti di via Castelluccio, Cava Formicola e soprattutto Cava Montone. Inutile sottolineare che, nonostante la presenza delle conclamate telecamere, si continui a scaricare i rifiuti in quei luoghi, così come lo scorso settembre appiccarono il fuoco proprio sotto il nuovo sistema di videosorveglianza. Stessa sorte in via Filaro dove, non solo si continuano a gettare rifiuti, ma i big bag della raccolta differenziata del comune di Ercolano attendono la loro rimozione dall’autunno 2018.

Siamo tornati a Cava Montone teatro di uno degli atti più eclatanti e assurdi della questione delle discariche vesuviane. Cava Montone è stata, dal momento della sua dismissione, adibita a discarica abusiva tanto che da grande concavità quale era intorno agli anni “80 è stata gradualmente ma inesorabilmente colmata da rifiuti di ogni genere e pericolosità. Ne sono una riprova gli scavi fatti dai NOE, l’allora Corpo Forestale dello Stato e dall’ARPAC nel 2014 che tirando fuori un centinaio di fusti pieni di sostanze bituminose, amianto e pneumatici offrirono la prova provata di ciò che in zona già tutti sapevano.

L’assurdità di questa storia è che dopo un paio d’anni l’area fu dissequestrata e consegnata ai proprietari che si videro bene dal tornare a calpestare quei luoghi, e gli stessi aeromodellisti, che pure lì si dilettavano, hanno preferito la più “rassicurante” Ammendola & Formisano, passando dalla padella alla brace o, ancor meglio, dalla brace alla brace e dove il sito di “stoccaggio provvisorio” attende ancora di essere rimosso da 2008. E pure i pomodorini, quelli demonizzati sulla stampa nazionale, risultarono esenti da ogni tipo di contaminazione secondo ben due analisi, una di parte e l’altra dell’ARPAC ma lasciando ormai un’economia allo sbaraglio e un ambiente inquinato come e più di prima. Ora la cava sta là, insalubre più che mai e ricolma di veleni e di ipocrisia, ennesimo esempio del cinismo ma anche del masochismo locale e dell’insipienza delle istituzioni.

L’ultimo incendio ha fatto, si fa per dire, un po’ di pulizia a Cava Montone e siamo riusciti ad accedervi per vedere quel che restava delle antiche vestigia romane della villa studiata nel 1984 dal Prof. Pappalardo. I ruderi stanno ancora là, appena percettibili tra copertoni, fusti e tanto altro tipo di rifiuto in prevalenza edile. Tra tutta quella roba uscita fuori grazie alla “pulizia” delle fiamme abbiamo notato anche del vetro fuso, indice delle alte temperature raggiunte e che di certo non sono state alimentate solo dagli sterpi e dalla vegetazione spontanea ma probabilmente da qualcos’altro ben nascosto ancora sotto di loro e che lì rimarrà per sempre.