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Covid-19, la vita in corsia

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Un’immagine tratta dalla video-intervista di C.Teodonno a P.Totaro

Video-intervista a Paolo Totaro, infermiere di un ospedale covid nella Marca Trevigiana, una visione lucida e chiara di cosa è avvenuto e che sta ancora accadendo nel nostro paese. IL VIDEO

Oggi scatta la fase 2 della quarantena, quella che dovrebbe portarci gradualmente verso la normalità, temiamo però che i tempi siano lunghi e che la gente non capisca o non sia disposta più a tollerare gli oltre due mesi di restrizioni, soprattutto quella esasperata per problemi di lavoro o quella che non ha toccato con mano la realtà del covid-19 e non ne conosce la crudeltà, chiedendo maggiore libertà o, più giustamente, provvedimenti economici più concreti.

Una delle realtà di questa pandemia è quella di un Meridione che tutto sommato ha scampato il pericolo di un morbo che ha colpito prima il Settentrione, ma anche perché ha saputo mostrare il meglio di sé, sapendo sfruttare un colpo di fortuna ma anche facendo fronte, finora in maniera egregia, alle ostilità di un virus che purtroppo ha mietuto troppe vittime nel Nord del Paese. Quello che però vorremmo, come italiani e meridionali, è che i nostri conterranei capissero che c’è ancora molto da fare e che la gradualità del ritorno alla normalità deve essere per forza contenuto e non lasciato andare verso il rischio di una ricaduta nel contagio. È vero, il lavoro è fondamentale nella nostra società, ma la salute vale ovunque e comunque, e senza di quella, non ci stancheremo mai di ribadirlo, non si lavora e non si fa nient’altro.

Ecco perché abbiamo voluto sentire la voce di chi ha vissuto e purtroppo vive ancora la battaglia del corona-virus, per cercare di capire come stiano realmente le cose e quale sia la strada giusta da seguire, abbiamo posto alcune domande a Paolo Totaro, un ragazzo napoletano trasferito al Nord dove lavora come infermiere presso l’Ospedale di Comunità dell’OIC (la sigla sta per Opere Immacolata Concezione di Padova) di Vedelago in provincia di Treviso; Gli ospedali di comunità sostituiscono le vecchie realtà delle lungo-degenze degli ospedali, fa parte della riorganizzazione dei piani regionali del Veneto, in pratica è una sorta di zona cuscinetto per i pazienti tra l’ospedale e l’attesa per una casa di riposo o il rientro a domicilio, supportato dalle cure domiciliari, dove si stabilizzano e riabilitano gli anziani degenti, al momento invece funge anche da reparto covid.

Dall’interessante video-intervista che ne è nata emerge una realtà difficile per la novità del fenomeno ma anche la risposta pronta di un’intera comunità ed è per questo che sarebbe opportuno che quest’Italia positiva, quella che da nord a sud non si perde d’animo e lavora, quella che non recrimina a prescindere e non grida al complotto, quella che crede in un patrimonio comune, sappia resistere e traghettare il nostro Paese verso spiagge più sicure e che esca migliore di quanto non sia entrato in questa emergenza sanitaria.