Sono solo canzonette

foto fonte ANSA/ETTORE FERRARI

Col rischio di farmi trasportare dal reflusso sanremese, vorrei, a bocce ferme, fare alcune considerazioni sul caso Geolier, sperando di non esser considerato troppo impopolare o antipatico.

“Stop al genocidio”

Non ho mai amato lo sciovinismo e in particolar modo non amo quello partenopeo, molto più incline ad esaltare i vizi altrui e poco propenso a stigmatizzare i nostri problemi, le nostre responsabilità e soprattutto a rimboccarsi le maniche.

Ad ogni modo, terminata in malo modo l’onda lunga del Calcio Napoli, esaurito ogni piagnisteo possibile, sepolto da un gioco scadente e deludente, si è passati ad altro ma con eguale faziosità. Gioco forza si è passati a Sanremo e al suo festival della canzone italiana, alle contestazioni a Geolier e quelle alla canzone vincitrice di Angelina Mango.

Premesso che, chi contesta una scelta democratica, e lo fa a giochi fatti, ha sempre torto, ed ha, a maggior ragione più torto nel momento in cui si alza, fischia e se ne va davanti alla ratifica di tale scelta, ovvero davanti alla vittoria di Geolier e soci, alla quarta serata del festival, quella cosiddetta delle cover (Festival della canzone italiana + inglese cover=?).

Questo è vero nella misura in cui, tale principio varrebbe anche quando, la serata dopo, suddetta vittoria viene ribaltata, aggiungendo al voto popolare anche quello della stampa specializzata (la media della somma dei voti della sala stampa, della giuria demoscopica e del televoto), che premia la pur sempre meridionale e filopartenopea Angelina Mango.

Le regole sono tali e vanno rispettate al momento in cui si partecipa o si segue una competizione, e non le si contestano allorquando si perde o si rimane delusi dal risultato ma, evidentemente, al popolo italiano, a nord così come a sud del Rubicone, le regole stanno sempre più strette.

A ciò aggiungo che, senza entrare nel merito artistico della competizione, tutte le rimostranze relative alla classifica che ha stabilito la canzone vincitrice e alla procedura applicata, da parte di tanti sostenitori sfegatati o estemporanei del rapper di Secondigliano, sono purtroppo speculari a quelle che Salvini mise in atto nel 2019, quando Mahmood vinse il Festival con la canzone Soldi con il 38,92% dei voti. (LEGGI) Durante la serata finale infatti, la canzone del giovane milanese risultò a sorpresa vincitrice, superando Ultimo, il favorito fino a quel momento. In quel contesto l’attuale ministro dei trasporti pubblici e l’allora leader leghista affermò: «Non ce l’ho con Mahmood, ma Sanremo deciso da una giuria di radical chic» rammaricato per il secondo posto di Ultimo.

Un qualcosa di molto simile sta accadendo oggi, quando molti lamentano il ribaltamento della classifica in favore della cantante lucana, parlando di complotto e razzismo e applicando quella regola dell’odio che tutto confonde e li avvicina sempre più a quella controparte nordista che altro non è che l’altra faccia della stessa medaglia della cieca e facilmente manovrabile ignoranza di massa.

Del resto Napoli non ha bisogno di riscontri, né in Italia, né tanto meno al di fuori dei confini nazionali, Napoli è una città viva e, fin quando esisterà il suo fermento culturale, Napoli esisterà, così come il suo napoletano, tanto diverso oggi da quello del suo illustre passato, quanto in continua evoluzione come ogni lingua viva. Il non essere istituzionalmente riconosciuto non implica un suo decadimento e il suo cambiamento è, pari a quello dell’italiano, un segno dei tempi.

Da sempre avere un nemico da additare implica una responsabilità da nascondere, l’incapacità di affrontare o risolvere un problema. Facciamo sì che il gioco del calcio, la musica e tutto quanto rende più bella la nostra triste esistenza, ritrovi il suo spazio d’elezione, senza dargli valori e sovrastrutture che ne snaturano l’essenza e lasciamo quindi che Emanuele e Angelina vivano la loro età e la loro passione come un qualcosa di naturale e pertanto, invito i miei concittadini a cantare di più e speculare di meno, ci farà bene all’animo, alla salute e faremo pure più bella figura.

Sanremo 2024 in cifre

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