Home Ambiente Ercolano, la tratta dei panni vecchi inquina il Vesuvio

Ercolano, la tratta dei panni vecchi inquina il Vesuvio

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Contrada Osservatorio (foto di C.Teodonno)

Altro che Plastic free! Il nuovo andante dello pseudo ambientalismo locale nasconde il mare di rifiuti che deturpa il nostro patrimonio storico e naturale. Una mal celata ipocrisia, figlia di un’incapacità, più che dell’ignoranza, ricopre la problematica dei rifiuti nel Vesuviano.

Lamentarsi è facile, ed è facile farlo dietro una tastiera, uno smatphone, sul pullman nelle desolanti attese partenopee o ancora al proverbiale bar dello sport durante una partita di scopa e maledire, tra una jastemma ed un settebello, il governo ladro e i sindacati corrotti ma talvolta, lamentarsi è d’obbligo e questo al di là di ogni luogo comune.

Bisogna lamentarsi e protestare davanti all’inerzia e all’ipocrisia di che ci amministra e questo a prescindere dai propri ideali politici poiché è giusto segnalare quello che non va nella gestione della cosa pubblica. Anche per controbilanciare un’informazione distratta o supina ai comunicati stampa e agli specchietti per le allodole.

 

Già lo scorso febbraio venivano segnalati da biker ed escursionisti in Contrada Osservatorio, nel comune di Ercolano, in piena area parco, ma soprattutto a ridosso dello storico edificio dell’Osservatorio Vesuviano, decine di balle contenenti abiti usati e calzature. Il 2 marzo l’area veniva messa sotto sequestro dal Raggruppamento dei Carabinieri Forestali del Parco della stazione di Torre del Greco, ma da allora l’oblio!

Infatti, domenica scorsa abbiamo potuto costatare lo stato miserrimo di quel luogo, là dove le balle sono state squarciate e il contenuto disperso sulla strada e nel bosco circostante. È bene specificare che il loro contenuto, oramai facilmente ispezionabile, non è il solito pezzame, quello addebitato ai soliti cinesi, capro espiatorio di ogni male sul versante boschese, ma semplici complici di uno scempio che ci vede tutti colpevoli; ma è plausibile l’accostamento di quel rifiuto a quelle ditte intermediatrici nel riutilizzo degli indumenti usati dati in beneficenza.

Pare infatti che, esista un vero e proprio lucro su questa beneficenza e che, dopo una prima cernita, gli abiti inutilizzabili vengano così smaltiti, nella maniera più comoda ed economica possibile, nelle nostre campagne o lungo le stradine che salgono al Vesuvio. Inutile sottolineare la pericolosità oltre che l’illegalità e lo squallore di quel contesto ma non possiamo che rimanere sbalorditi nel momento in cui, a tre mesi, se non più, da segnalazione e costatazione del reato, quelle balle rimangano ancora lì e col rischio che qualcuno gli dia fuoco con le ovvie conseguenze facilmente immaginabili.

Nel malaugurato caso ci sia ancora una volta un rogo e ci sarà chi griderà ancora una volta all’attacco criminale, sapremo a questo punto indicarne anche le evidenti complicità.