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Innocenti evasioni

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La solidarietà fiscale (foto fonte web)

Dei tanti tabù che permeano la nostra cultura, quello del lavoro nero rimane uno dei più radicati e immarcescibili. Al contempo è stata una delle questioni più controverse della nostra politica, tanto da trovare sempre più spazio nella demagogia e sempre meno provvedimenti reali di contenimento di questo annoso e gravoso fenomeno.

“Quelli che escon sui balconi ad applaudire i medici e gli infermieri ma poi non pagano le tasse … oh yeah!”

                                                                  Sentito ieri in tv

Se si continuerà ancora una volta a negare l’esistenza dell’economia sommersa del Paese, a pagarne la rinascita sarà ancora una volta la parte buona del paese, quella che ha pagato, paga e temo pagherà ancora una volta per gli altri. Lavoratori dipendenti e statali, al netto di chi non ha la seconda attività a nero, ma anche coloro che, partita IVA o meno, hanno sempre pagato le tasse e portato avanti questo paese, spesso pagando l’assistenza a chi, per lusso o per mera sussistenza, le tasse non le paga, non le ha mai pagate e forse mai lo farà.

È triste dirlo in un periodo di così grave emergenza ma mai come oggi, con il virus alle porte di casa, ma soprattutto con i decreti che ci hanno messo praticamente tutti in quarantena, è salita a galla la questione del lavoro nero, e questo perché, purtroppo, fino ad oggi, fin quando chi lavorava senza dichiarare o dichiararsi, viveva tranquillamente nell’anonimato o, molto spesso, soprattutto nelle regioni meridionali, era tollerato. Ora il problema emerge nella sua immensità, emerge la cattiva coscienza di chi, da decenni, a destra come a sinistra, ha fatto finta che il problema non esistesse. Spesso si è giustificato tale fenomeno, spesso lo si è definito come una sorta di ammortizzatore sociale ma ora che nessuno può scendere in strada per guadagnarsi la pagnotta il problema si manifesta nella sua enormità.

È evidente che, in un sistema così malato, chi non si adegua al “nero” non sopravvive, ma è anche palese il fatto che ci si trovi davanti ad un danno erariale, ma anche strutturale, che mina l’economia e la pace di questo paese, poiché, se non si decide una volta per tutte, di portare in chiaro l’economia sommersa, con mosse coraggiose e applicate sul tutto il territorio nazionale, si ricaricherà tutto e ancora una volta sulle spalle dei dipendenti e degli statali e delle persone oneste.

Il lavoro nero, al di là della contingenza e della sussistenza è spesso anche legato al lusso e al rifiuto di non vuole partecipare all’avanzamento e allo sviluppo economico di questo paese del quale pur sempre ne usufruisce dei servizi e delle infrastrutture; ed hai voglia ora ad additare chi è ricco, hai voglia di prendertela con presidente della Regione o con quello del Consiglio, ora che il morbo infuria e il pan ci manca, perché gli ospedali, i medici, i medicinali, i DPI si pagano! E si pagano con i soldi delle tasse e non con i post su facebook!

Mascherando il tutto con il principio di necessità c’è chi ha volto fin troppo lo sguardo altrove, appoggiato anche dalla politica, verso i grandi evasori e verso l’eccessivo prelievo fiscale, senza valutare che i primi sono solo un’esigua minoranza, rispetto al grosso dell’evasione totale e che le tasse aumentano in relazione, non solo all’altra piaga dell’eccessiva spesa pubblica, ma anche e soprattutto perché c’è chi non alimenta il gettito fiscale.

L’evasione fiscale è indecente. Chi si sottrae al suo dovere sfrutta gli altri” Con queste parole il Presidente della Repubblica cerca di mettere una parola ferma ad argine delle troppe falle, dei troppi condoni e dei troppi ammiccamenti che la classe politica italiana ha frapposto tra sé e la realtà.

C’è infatti ancora chi sostiene opportunisticamente che il problema dell’evasione fiscale sia dovuto ai grandi evasori e non a chi per necessità dichiara meno o nulla di quanto guadagna. Questa visione romantica cozza però con le cifre ed è strettamente dipendente da quanti milioni di italiani evadono il fisco e non solo quanto lo evadono. Perché, al netto di chi contribuisce più del dovuto al patto sociale che tiene a galla lo Stivale, se ad evadere il fisco sono milioni di italiani, raggiungiamo cifre globali ben più alte di quelle dei grandi evasori. Se infatti su 32,1 miliardi evasi in Italia lo scorso anno, 2,3 miliardi sono attribuibili ai cosiddetti grandi evasori, non risulterà solo che il nostro è il paese che evade di più in Europa ma soprattutto che sono sempre di più gli evasori comuni rispetto ai cosiddetti grandi evasori. In certi casi è sopravvivenza, ma in altri è politica autoassolutoria che affonda le sue radici nelle inadempienze dello stato, ma è ingiustizia sociale e privazione di sussidi a chi ne avrebbe veramente bisogno, ma è anche inquinamento da parte di chi non può o non vuole ricaricare sul suo prodotto finale il prezzo dello smaltimento legale degli scarti di lavorazione; è comunque un cane che si morde la coda per cui facciamo meno demagogia e più lotta vera contro tutti coloro che evadono e contro la filosofia spicciola del tira a campare, perché chi lo fa ruba ma, evidentemente, in questo paese è permesso rubare, a tutti, anche a se stessi e piangerci pure sopra.