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Io c’ero, ci sono, e ci sarò!

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Paesaggio vesuviano (foto di C.Teodonno)

Io c’ero, quando giocavo da bambino, correndo senza fiato nelle sue verdi campagne per poi cadere sbucciandomi le ginocchia sulla sua sabbia arcigna, c’ero quando, incurante del dolore, alzavo gli occhi al cielo per cercare più aria e un celeste che non c’è più. C’ero quando ne respiravo la polvere intrisa di sudore, che sapeva di lavoro, che sapeva di pomodori, sapeva di legno e sapeva ancora una volta di terra sofferta; terra che ti scorre dentro. C’ero quando incominciai a vedere il mondo anche attraverso il tuo sguardo, sentendo il sapore della tua pelle, l’odore fresco dei tuoi capelli intrisi di maestrale e il mare infinitamente profondo dei tuoi occhi. Fu così che incominciammo a vedere in due quel mondo, sdraiati su quell’aspra e sempre arcigna sabbia, sapida di miele e dolce di sale come noi che eravamo una sola cosa e volevamo dirlo al mondo intero e abbiamo deciso di farlo vivendolo assieme.

Io ci sono, e ci sono soprattutto per loro, per loro che correvano e corrono ancora come me e te e respirano come te e me quella stessa aria, intrisa ancora di terra e d’antico, di terra e di eterno, ci sono perché devo dirgli che c’ero e che, così come loro, ho vissuto le loro stesse vite e loro vivranno la mia. Io ci sono perché la mia vita ha senso solo se avrà un senso anche per loro, che siano il mio di sangue o il sangue degli altri, lo devono sapere, devono sapere che io c’ero e ci sono malgrado un mondo che sembra andare ovunque tranne verso l’uomo e la sua essenza, ci sono per me, per Lui e per loro.

Io ci sarò, e non lo dico per presunzione; so che il mio cammino s’interromperà, ma ci sarò ancora fin quando potrò, per vitale necessità, non potrò non esserci nel momento in cui esserlo diventa funzionale alla mia esistenza e quindi, nel momento in cui ho scelto di lottare, non l’ho fatto e non lo farò per vana gloria o per secondo fine ma continuerò a farlo per respirare. Respirare quella stessa aria intrisa di terra, sudore e fatica, quella stessa aria che ti premia quando, salendo con fatica proporzionale all’età, lungo i suoi canaloni, saprò di essere ancora vivo e forte per ricominciare. Io ci sarò anche quando i tanti che parlano, scrivono e condividono il nulla non avranno più fiato e voglia, io li guarderò dall’alto della mia Montagna, porterò ancora avanti la vita, la mia vita, quella di uno dei tanti che l’hanno vissuta, la vita di tutti. Sulla Montagna eterna della vita il male passa e il vuoto lo si riempie con l’esistenza e fin quando questo principio varrà ci sarà speranza per chi di speranza vive e felice muore.