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I Conetti Vulcanici di Pollena trocchia

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Parte del secondo conetto del Carcavone di Pollena T. (foto di C.Teodonno)

Un patrimonio inestimabile da tutelare e che continua ad esistere solo grazie all’impegno dell’associazionismo locale che attende da anni una risposta da parte dell’Ente Parco e dell’amministrazione locale.

Come abbiamo più volte messo in risalto, il complesso vulcanico Somma/Vesuvio e la sua area protetta riservano non poche sorprese al visitatore; un contesto che spesso sorprende i suoi stessi abitanti per il meraviglioso scrigno di biodiversità, storia e cultura che ancora costituisce. È il caso dei Conetti Vulcanici del Carcavone a Pollena Trocchia, un vero tesoro, custodito grazie alla tenacia e al lavoro di un’associazione che, non senza grandi difficoltà, è riuscita a salvaguardare un luogo altrimenti destinato e rimanere una discarica. Tutto ciò grazie solo al loro impegno e nella quasi totale assenza delle amministrazioni locali. Un esempio da seguire e una storia da raccontare.

Per conoscere meglio i Conetti del Carcavone, la loro storia geologica ma anche le loro vicissitudini in epoche più recenti, abbiamo quindi intervistato il Professor Santolo Mariano Di Sarno geologo e componente dell’Associazione Liberi Pensieri, artefice di questo sogno che si spera possa ancora continuare.

Prof, ci parli di questa realtà …

Be’ nel “99, questa zona, era diventato una vera e propria discarica abusiva, qui siamo al Carcavone, nel comune di Pollena Trocchia, a 250 metri sul livello del mare. In quest’area, in particolar modo qui, dove ora c’è questa pineta, c’era anche una discarica, c’era una voragine enorme dove venivano i camion e ci scaricavano direttamente dentro, soprattutto materiale di risulta edilizio, demolizioni e così via.

Quindi qui ci troviamo su di una colmata?

Sì, questa è una colmata da dove, grazie all’affidamento del Consorzio di Bonifica, abbiamo portato via la maggior parte dei rifiuti, lasciando sotto quello che era più degradabile e poi abbiamo colmato con terreno pulito. Poi il comune di San Sebastiano ci ha donato questi pini, erano piccolissimi, avevano un diametro di pochi centimetri, li teneva abbandonati in un deposito, ce li diede e, pur non avendo grandi nozioni in botanica, li piantammo e, un poco alla volta, è venuta fuori questa bella pineta. Poi comprammo anche del legno per costruire degli steccati che seguivano tutto il percorso dei conetti, ma anche dei tavoli da pic-nic e dei barbecue ma, purtroppo, abbiamo gradualmente incominciato a subire degli atti vandalici perché c’era chi utilizzava la legna degli steccati per accendere dei fuochi ed oggi è rimasto ben poco di quello che avevamo fatto.

In quanto tempo avete fatto tutto questo? Qualcuno, come ad esempio l’amministrazione comunale, vi è venuto incontro?

Il tutto è stato realizzato tra il 1999 e il 2003, ed è stata tutta opera di Liberi Pensieri, l’amministrazione comunale non ci è assolutamente venuta incontro e l’unico aiuto che abbiamo avuto è stato quello dei nostri amici che ci hanno aiutato a spostare il materiale con i mezzi delle loro ditte. Dalle amministrazioni, nel corso degli anni, non abbiamo avuto mai nulla, zero!

Quali sono le prospettive future dei Conetti?

Vorremmo sostituire la vecchia cartellonistica, quella che mettemmo a suo tempo e che realizzammo grazie alla collaborazione col Dipartimento di Geofisica e Vulcanologia dell’Università Federico II di Napoli in particolare col prof. Rolandi; anche perché ormai sono da considerarsi obsoleti, visti anche i nuovi studi (N. Sparice et  alii, ndr.) che riportano a due, e non più a tre, i conetti come invece prima si pensava. Abbiamo tutto pronto, solo che si sta aspettando il comune poiché quest’area, che era un’unica grande particella privata, venne acquisita dall’allora Provincia, e da questa affidata, in comodato d’uso, al Comune di Pollena. Ad oggi stiamo premendo sul comune affinché faccia un bando. Più volte abbiamo sollecitato il sindaco per questa ragione, ma questi due anni d’inferno hanno purtroppo bloccato tutto. Dagli ultimi contatti avuti, pare che si voglia riprendere questo discorso intrapreso prima del COVID e speriamo bene perché noi siamo pronti.