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Massa di Somma: torna l’incubo

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Incendio tra Castelluccia e Alveo Molaro (foto fonte U.Saetta)

Il Vesuvio brucia ancora e lo sta facendo con preoccupante gradualità; chi ha vissuto in prima persona quel terribile 2017, non può che temere queste avvisaglie. Dopo Torre del greco, dopo Somma Vesuviana, ora tocca a Massa di Somma con un nuovo e vasto incendio. Siamo sicuri che le autorità preposte abbiano cognizione di ciò che sta accadendo?

Intorno alle 13.30 di ieri, come abbiamo già segnalato per primi, si è sviluppato un pericoloso incendio nel comune di Massa di Somma; le fiamme si sono sprigionate, per motivi ancora da verificare, da alcuni terreni privati in zona Castelluccia, a monte dell’Alveo Molaro. La Castelluccia era un sentiero che saliva parallelamente a quello delle Capre, sempre nel comune di Massa, congiungendosi con quello delle Baracche (il sentiero n°3 del PNV). Purtroppo quel percorso, creato dall’Ente Parco, è stato progressivamente abbandonato a se stesso; riaperto nel 2014 da un gruppo di volontari è nuovamente abbandonato all’oblio e al lento ed inesorabile scorrere degli eventi e degli elementi, facendolo scomparire del tutto. Il risultato è quello di oggi, ovvero un sentiero e un’area in fiamme, un sentiero che, se pulito, poteva non bruciare o avrebbe potuto essere una linea spartifuoco o ancora una via di collegamento per raggiungere le zone critiche ma purtroppo le parole da noi vanno al vento così come le fiamme di questi giorni. Ieri ci si è affidati principalmente ai mezzi aerei che erano presenti sul posto, un elicottero e un Canadair della Protezione Civile Nazionale che hanno lavorato fino al calar del sole.

Purtroppo il fuoco non si è ancora arrestato e si sta espandendo principalmente verso nord e verso est, intaccando il prezioso bosco del Molaro di proprietà dell’Ente Parco, risparmiato dall’incendio del 2017 e senza per questo esser stato oggetto di manutenzione alcuna. Sul posto sono presenti anche i Vigili del Fuoco, la PC di Massa di Somma e i volontari di Primaurora e, come abbiamo già detto, pare che al momento sia difficile ogni azione da terra e che anche il sentiero delle Capre possa essere messo nuovamente a rischio come nel 2017. Col sorgere del sole vedremo quello che vento e sorte ci prospetteranno.

Oramai sembra essere tornati appunto al luglio del 2017 quando fummo costretti a fare la cronaca di quei drammatici giorni, nei quali fu distrutta buona parte delle aree boschive vesuviane, purtroppo sembra essere ritornati indietro nel tempo e sentirci ancora una volta delle cassandre. In quei frangenti sentimmo di tutto, tranne la verità, e ci fu detto di tutto. Prima ci dissero che la situazione era sotto controllo e che remavamo contro, che eravamo degli sciacalli e degli incompetenti, e che con le nostre critiche, anche quando erano precedenti all’incendio, agevolavano i criminali, quelli immaginati come alibi alle proprie inadempienze.

Le scorse settimane era Torre del Greco a bruciare e la risposta del presidente dell’Ente Parco è stata la seguente: “Torre del Greco è di gran lunga il comune del parco con la frequenza più alta di fenomeni incendiari (e tra i primi in Campania) e tra l’altro gli incendi si verificano sempre nella stesse zone. È una cosa molto strana …” dimenticando estensione e popolazione di suddetto comune. Poi siamo passati agli incendi di Somma Vesuviana e pure lì sono stati i fantomatici criminali ad agire e lo stesso ribadisce ancora una volta: “L’incendio di Torre del Greco è molto sospetto. Si tratta della zona alta della città alle porte di ingresso del parco. Bruciano sterpaglie, non alberi di pregio che invece si trovano salendo verso la vetta del vulcano. Ma ho denunciato ai carabinieri che si tratta sempre della stessa zona, come a Somma Vesuviana. Vedo il disegno di qualcuno che ha interessi specifici.”  Dimenticando in questo caso ogni principio di tutela ambientale, dimenticando che un ecosistema non è solo albero ma è tutto, dimenticando che oltre al territorio in area parco l’ente dovrebbe tutelare anche le aree limitrofe, quelle prossime ai suoi confini; dimentica pure che esistono le SIC, le ZPS e ZSC che rispondono alla normativa europea, dove pur si sono verificati gli incendi in questione, ma il nostro focalizza l’attenzione in maniera manichea sempre sul Gran Cono ovvero là dove passano i pullman. Ora tocca invece a Massa di Somma, ai confini con San Sebastiano, di chi sarà adesso la colpa, dei talebani nascosti ad appiccare gli incendi o della mancanza di una reale visione di area protetta? Sarà ancora l’attacco criminale o la mancata messa in pratica dei più basilari principi di manutenzione boschiva e delle pratiche anti-incendio?

Del resto come si dice: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.” E almeno quel che è accaduto nel 2016, nel 2017 e nel 2021 parla da sé.