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Le Chianatelle tra mito e realtà

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Quel che resta delle Chianatelle (foto di C.Teodonno)

Il luogo emblematico delle Chianatelle, là dove i contadini si rinfrescavano durante l’immane sforzo di coltivare terreni in forte pendenza ma dalle pregevoli qualità. Ma anche il luogo del più disastroso incidente aereo che si sia mai verificato sulla nostra Montagna.

Come accennato nel precedente articolo abbiamo deciso di affrontare in maniera più razionale e meno fantasiosa l’argomento delle cosiddette sorgenti vesuviane. Dopo aver trattato la galleria dell’Olivella e stabilito che, per quanto usata per varie funzioni, resta una galleria drenante, è ora la volta di conoscere le cosiddette Chianatelle, altro luogo mitico del Vesuviano ma oramai prossimo all’oblio.

Purtroppo anche quegli audaci contadini che si ostinavano a coltivare la terra a quote elevate (ci troviamo poco al di sopra dei 600 metri) hanno desistito. Dopo l’incendio del 2017, ci sono stati anche qui danni notevoli, e ancor più se si pensa al lavoro di chi ha provato a coltivare i pomodorini fin quassù, o chi allevava le api tra castagni e robinie (dalle quali si trae il cosiddetto miele di acacia). Ad ogni modo le Chianatelle rimangono nella memoria di pochi anziani, chi stanzia più a valle, contadino o meno che sia, ha perso la cognizione e le coordinate di queste, ponendole chi a monte, chi a valle del vallone del Sacramento.

A dire il vero dicono entrambi una parte di verità poiché se esistono evidenze di un sistema di captazione delle acque in prossimità del sentiero delle baracche (il sentiero n°3 del Parco Nazionale Vesuvio e al confine tra Sat’Anastasia e Pollena Trocchia), esisteva qualcosa di simile lungo l’impluvio del Sacramento, ovvero una cisternetta che captava quel che rimaneva delle acque delle Chianatelle. Ad oggi questa cisterna è scomparsa tra i crolli e lo sconvolgimento del grande incendio del 2017 e gli sversamenti dei rifiuti presenti in abbondanza fino ai 400 metri di altitudine.

Andando più nello specifico anche la cosiddetta sorgente delle Chianatelle “alta” è oggi praticamente inaccessibile, perché riempita da materiale detritico di consistenza molto fine e probabilmente portato lì dalle acque piovane. Emerge solo un’opera in muratura a secco, posta subito a monte dell’imboccatura. Quella delle Chianatelle è l’opera la più alta in quota del complesso del Sacramento, trovandosi a 675 m s.l.m. circa 1,5 km a Sud-Sud Ovest rispetto alle altre.

Dalle fonti consultate pare si trattasse di una struttura a pozzo, del diametro di poco più di 1 m e profonda qualche metro, al fondo della quale veniva intercettata una piccolissima falda con una portata presunta di pochi centesimi di litri al secondo. Non vi è traccia di opere di adduzione delle acque, le quali venivano probabilmente utilizzate a livello locale.

La zona alta delle Chianatelle è inoltre, a memoria di pochi, il luogo di un disastro aereo che colpì fortemente l’immaginario collettivo delle popolazioni a valle del Somma. Il Sabato Santo del 1964 un aereo di linea dell’Alitalia si schiantò in pieno Monte Somma esplodendo e rischiarando a giorno la notte di tempesta di quel lontano 28 marzo. A nulla valsero i soccorsi  intervenuti con notevoli difficoltà, anche per il luogo impervio dove precipitò il velivolo. Vi morirono 45 persone di diversa nazionalità, due delle quali non furono mai trovate.

Per approfondire sui disastri aerei vesuviani

Sull’Olivella e le altre gallerie drenanti del Somma/Vesuvio