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Un Canyon a casa nostra: Le Forre di Lavello

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Il Titerno alle Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Il canyon di casa nostra

Tra Cusano Mutri e Cerreto Sannita, nella più selvatica provincia beneventana esiste una valle a ridosso del monte Cigno e del monte Erbano che si va via via stringendo in un vero e proprio Canyon di roccia Calcarea.

Stiamo parlando delle Forre di Lavello (la forra è una profonda gola a pareti verticali e avvicinate tra le quali scorre un corso d’acqua, solitamente coperta di vegetazione, mentre lavello è il nome folcloristico dato a questo tipo di formazione naturale) o Gole del Titerno.

Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Lungo il Titerno

Il fiume Titerno è in realtà un ruscello che nasce dalle sorgenti Petrosa e Crocella nei pressi Pietraroja in provincia di Benevento e che dopo aver percorso una stretta valle, si getta dapprima in una ancora più angusta valle (Gole di Caccaviola) e in un secondo momento in quelle che sono conosciute come Forre di Lavello dove il torrente raggiunge la sua massima profondità (circa 35m). In tutto, il Titerno raggiunge i 25km di lunghezza prima di sfociare nel fiume Volturno.

Nonostante la “piccola” entità fluviale, il fiume Titerno offre una serie di tappe molto interessante, sia per gli appassionati del trekking, sia per gli amanti dei panorami insoliti.

Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Una bellezza paesaggistica

Infatti, anche solo la composizione calcarea delle rocce della gola e del letto del fiume, in estate ancora più visibile per le secche stagionali, basterebbe a lasciare il visitatore a bocca aperta: quello che vede davanti agli occhi infatti è un vero e proprio paesaggio “alieno” che a tratti ricorda quelli di un videogioco fantasy o di un fumetto di fantascienza. Tutto è immerso in un bianco quasi puro che contrasta soltanto con il verde delle fronde delle querce e dei faggi e con il verde acquamarina scuro del fiume.

Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

A rendere ancora più “alieno” il panorama c’è la morbidezza dell’erosione che da l’impressione di lasciare il visitatore in piedi su le ossa levigate di una creatura ultraterrena.

Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Una bellezza naturalistica

Oltre tutto questo spettacolo naturalistico, le forre di lavello offrono una incredibile di biodiversità: Querce, Roverelle, Faggi, Cardi, Rane, Rospi, Gerridi, Libellule e tanto altro popolano il sentiero (nemmeno troppo arduo) percorribile in circa 2 ore.

Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Oltre il fiume

Le forre però non sono solo il fiume Titerno, e oltre alle gole vere e proprie ci sono altri luoghi altrettanto impressionanti da visitare come il ponte di Annibale (il primo dei tanti omonimi sparsi tra alta e bassa Irpinia) che pare abbia visto il passaggio del condottiero Cartaginese e dei suoi generali nel passaggio verso il suo rifugio sul monte Cigno. Un secondo ponte detto di Pesco Appeso di cui rimangono pochi (ma stabili) resti.

Il ponte di Pesco Appeso presso le Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Lungo il percorso poi si incontrano ancora la grotta dei briganti e la grotta delle fate scavata artificialmente negli anni 60 del secolo scorso.

Il ponte di Pesco Appeso presso le Forre di Lavello (foto F. Sangiovanni)

Insomma se come noi siete incuriositi dal visitare questo canyon dietro casa, non vi resta che approfittare di queste ultime settimane d’estate e partire all’avventura!

Di Francesco Sangiovanni