Gli immortali

La vana corsa dell’immortale (foto fonte web)

Gli immortali sono quegli esseri che sfrecciano con le loro autovetture o con le loro moto incuranti di precedenza e limiti di velocità.

Sono, o meglio, credono di essere, immortali, perché, se non sono strafatti, affrontano comunque un incrocio con la convinzione di avere sempre la precedenza o che questa si acquisisca con la forza dei cavalli motore e non con quella del diritto e, per tale ragione, lo attraversano a tutta velocità, senza il benché minimo sentore del rischio, per se stessi ma, soprattutto, per gli altri.

Questa convinzione affonda forse le sue radici nel mito della velocità, inculcato da decenni e decenni di propaganda e pubblicità ed è divenuto, a talune latitudini, come un punto d’onore nel momento in cui si perdono i giri del motore per un improvviso rallentamento. E guai rispettare le regole, fermarsi a uno stop, dare la precedenza sulle strisce pedonali o indugiare una frazione di secondo davanti al verde del semaforo, l’immortale prevede sistematicamente il via libera e ti bussa, ti offende, ti umilia e ti sorpassa, anche se sta passando il pedone, perché il suo tempo, anche se deve fermarsi poco dopo per comprare le sigarette o accompagnare i figli a scuola, non è come il tuo, è molto, molto più prezioso.

Chi sa portare la macchina, qui da noi, è colui che guida come un pilota da corsa, anche quando deve andare a fare la spesa con moglie, prole e suoceri a carico perché la velocità è forza, è bellezza ed è ragione, tutto il resto, per la gioia degli epigoni dei futuristi, è debolezza ed effemminatezza anche se poi, quasi sempre, a non procurare l’incidente è colui che, per la propria salvaguardia e per quella rarissima dote chiamata buon senso, prevede la follia di chi presume l’infallibilità e cede il passo all’idolo immortale.

Il vero problema però è che, essendo questa un’usanza generalizzata, come spesso accade, viene tollerata, e questo fin quando due immortali non si incontrano, o meglio, quando i due esseri eletti non si scontrano, allora, in quel caso, forse, ne resterà uno solo come tradizione vuole e il mondo si renderà finalmente conto di quanto stupida e inutile sia tale attitudine e di quanto mortali siano quegli uomini e quelle donne dal pedale facile e dal telefonino leggero e quanto ridicolo sia vederli piangere sul latte e, concedetemelo, sul sangue versato, ma in tal caso sarà stata colpa della strada, di qualcun altro o del fato avverso e la giostra dell’assurdo riprenderà il suo giro perché così il mercato vuole.