La calda e sporca estate di Terzigno

Il rogo segnalato ieri in serata presso via Carlo Alberto a Terzigno (foto di C.Teodonno)

Anche l’attivo comune vesuviano deve combattere, come altri comuni limitrofi, contro l’atavico problema degli scarichi abusivi e dei roghi tossici che, ovviamente non si fermano, soprattutto d’estate.

Partiamo nel tardo pomeriggio di questa calda estate vesuviana per ritornare in quel Terzigno, operosa cittadina del tessile che, come molti comuni del territorio, deve fare i conti con un’economia che, sommersa o meno che sia, smaltisce in modo illegale e pericoloso il frutto della sua produzione industriale.

Prendiamo la SS 268, la Statale del Vesuvio; i segni di quest’estate infuocata si alternano col degrado caratteristico di questa grande arteria di comunicazione, alberi e campi bruciati all’altezza di Somma Vesuviana e, come sempre, le piazzole per la sosta d’emergenza ricolme di rifiuti lungo tutto il suo percorso.

Appena usciti allo svincolo di Terzigno, imbocchiamo una viuzza di campagna, una via Don Giovannini Antonio Gasparro che forse neanche i locali conoscono e che si dirama in un dedalo di viuzze di campagna che hanno, come unico comun denominatore, le cataste di rifiuti e il loro rogo.

Il rifiuto è in prevalenza scarto tessile, quindi in buona parte speciale ma a fargli concorrenza c’è l’onnipresente materiale di risulta edilizio, con guaina d’asfalto e il pericoloso eternit a farla da padrone. Ma, la cosa più sconvolgente, oltre alle inutili telecamere, è stata quella di trovare ancora lì i sacconi, i cosiddetti big bag, nei quali la SOGESID aveva anni fa differenziato il materiale raccolto ma, così come è accaduto a Piana Tonda, sempre a Terzigno, così come in altri luoghi, la partecipata del Ministero dell’ambiente non li ha più prelevati lasciandoli lì a marcire. La SOGESID, quella che dovrebbe gestire il “Master plan” del “Grande Progetto Vesuvio”, ricordatevelo. Tra l’immondizia troviamo anche dei verbali, tra questi quelli della questura di Pisa, di Roma e di Milano, con referti di medicina legale, relativi a fatti criminosi, e tutto quanto si possa immaginare, ma soprattutto troviamo tanti roghi, vecchi, appena spenti e fumanti ancora. Troviamo anche gli instancabili Vigili del Fuoco, ormai compagni di viaggio imprescindibili in queste nostre odissee nello scempio vesuviano e nessuno più; o meglio, in verità c’era chi, a poca distanza, giocava a bocce e che non sembrava risentire dell’atmosfera insana e irreale di quei luoghi; sarà forse una tecnica di sopravvivenza o è una sorta di abitudine al degrado?

Neanche il tempo di andarcene, più mortificati che mai dall’inciviltà dei nostri conterranei, che scorgiamo dalla 268 un fumo che, col suo caratteristico colore nero intenso, ci fa capire che sterpaglia non è. Lasciamo nuovamente la Statale e ripercorriamo le stradine che avevamo percorso in precedenza e, poco più avanti, in un’anonima più che mai via Carlo Alberto, troviamo un rogo appena acceso di rifiuti di vario genere. Chiamiamo il 115, diamo le coordinate e ce ne andiamo più mesti di prima, consci di non aver vissuto un fatto estemporaneo bensì la quotidianità dell’estate terzignese.

Stato dei luoghi nel 2017

 

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