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L’inutilità del sistema di videosorveglianza, in questo caso a Terzigno (foto del 2017)

Di come ancora oggi, a distanza di decenni di fallimenti e prese per i fondelli, si continui a utilizzare lo specchietto per le allodole della videosorveglianza. L’ennesima dimostrazione dell’inettitudine di chi ci amministra e che, sotto elezioni, caccia ancora una volta dal cilindro dell’ignoranza, l’illusione della telecamera.

Il sistema della videosorveglianza è il cavallo di battaglia di ogni politico locale, soprattutto di quelli che mentono e sanno di farlo; ma è anche la panacea per un ambientalismo all’acqua di rose che vive di telecamere, droni, esercito e di proclami più che di azioni effettive e sostanziali. Questa presa in giro per chi è invece ancora aduso alla logica, va ormai avanti da decenni e mi meraviglio di come, dopo tanti proclami di politici locali e nazionali, ci sia ancora chi continui a cascarci in maniera tanto acritica quanto ingenua, nonostante la dimostrazione, reiterata nel tempo, che i sistemi di videosorveglianza non fungano da elemento deterrente ai reati ambientali. Conoscendo bene la realtà del Vesuviano, quindi vi parlo anche di un’area parco nazionale, là dove i controlli dovrebbero essere ancora più serrati, posso assicurarvi che le telecamere non servono a nulla anche quando queste funzionano. E ve lo dico per i seguenti motivi:

Il principale, quello che basterebbe a chiudere la questione, è quello che, la maggior parte dei rifiuti e dei conseguenziali roghi sono frutto di un’economia sommersa conosciuta, sottaciuta e tollerata praticamente da tutti. Sono il risultato dell’azione di chi non può o non vuole ricaricare sul prezzo del proprio prodotto finale il costo dello smaltimento dei rifiuti speciali o pericolosi. Un’economia del nero tanto diffusa da bloccare ogni tipo di intervento politico, in buona o in male fede che sia. Si consideri quindi che, essendo vitale per molte aziende smaltire illecitamente tali rifiuti, è anche ovvio considerare che, se esistessero telecamere attive, questi opterebbero per altri luoghi privi di tale sistema e non si può di certo coprire ogni angolo di territorio con telecamere e affini. Inoltre, i rifiuti seguono sempre le vie carrabili e vengono depositati sempre negli stessi posti e quasi sempre da intermediari o comunque da persone che abitano o lavorano nelle vicinanze o non molto lontano dai luoghi di scarico, diversamente sarebbe rischioso e controproducente dal punto di vista economico; c’è da chiedersi quindi, non il perché non si mettano altre telecamere, ma il perché non si agisca direttamente su un contesto ben conosciuto da tutti, amministrazioni e polizie locali incluse.

Ma ancora: le telecamere, quando non sono obsolete, quando sono ben tarate e quando non sono guaste o vandalizzate, possono essere visionate solo dalle Forze dell’ordine ma, vuoi per carenza di organico, vuoi perché non si vuole colpire un’economia tutto sommato fondamentale per un territorio, ma anche per non perdere elettorato, non si costituisce una sala operativa tale da poter visionare le immagini che, nella maggior parte dei sistemi, vengono sovrascritte ogni settimana, vanificando ogni intervento postumo da parte delle Forze dell’ordine.

Infine, nel beneaugurato caso si riuscisse ad avere un sistema di videosorveglianza degno di questo nome, e si cogliesse in flagranza di reato qualcuno di questi delinquenti, non è mica così facile sbatterli in galera! Infatti bisognerebbe innanzitutto risalire all’auto attraverso la targa e l’inquirente dovrà dimostrare chi era alla guida in quel momento in cui si commetteva il reato ambientale e chi effettivamente lo metteva in atto, salvo riconoscimento fisico non sempre fattibile, per la spesso cattiva qualità delle immagini. Avrete infatti notato che, quasi sempre, le tanto strombazzate videoriprese che colgono qualcuno nello scarico di rifiuti, sono prese con telecamere mobili, durante rari ma precisi e circostanziati appostamenti delle Forze dell’ordine, caso in cui è molto più facile contestare il reato e dimostra, una volta per tutte, l’inutilità dei costosissimi sistemi di videosorveglianza fissi.

Mi si chiede spesso, davanti a queste mie obiezioni, la soluzione a questa iattura; e chi sarei io, un sindaco? Un assessore? Un ministro? Un tecnico incaricato all’uopo? Sono loro le persone deputate allo scopo, non io che ne mostro ipocrisia e incapacità. Ma non essendo comunque persona che si sottrae alle provocazioni e al contempo cittadino che non vuole farsi prendere in giro da una politica che ama muoversi a suon di spot e post, aggiungo che, a mio modesto parere, l’unica soluzione valida sia quella di andare a monte del problema, sia quella di una lotta seria all’evasione fiscale e alla regolamentazione di un mondo sommerso, causa principe di scarichi, sversamenti e roghi e che, non solo produce inquinamento e mancato gettito fiscale nelle casse dello Stato, ma anche condizioni infime di lavoro per i propri dipendenti e una forte ingiustizia sociale rispetto a chi, eroicamente, si sforza ancora a vivere nella legalità. Il tutto corroborato anche da quella subcultura, fortemente radicata, del mancato rispetto di tutto ciò che è pubblico, anche in questo caso supportata dall’assenza di uno stato ipocrita e lenone.

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