Lavori al molo Beverello, riaffiora una antica sorgente?

Beverellum, la fantasia che supera la realtà

È di questi giorni la notizia del presunto ritrovamento dell’antica sorgente di acqua Suffregna avvenuto nel corso dei lavori di ammodernamento del molo Beverello al porto di Napoli. Alla diffusione della notizia il solito tam tam mediatico ha invaso i social, soprattutto quelle pagine e gruppi frequentati da appassionati di storia locale. L’entusiasmo, come sempre accade in questi casi, è forte e così l’approvazione acritica della notizia e la sua condivisione. Ma il dubbio di trovarsi di fronte all’ennesima Fake news è forte.

Progetto del nuovo molo Beverello (Autorità Portuale di Napoli)

C’era davvero un fiume?

Ma cosa può essere accaduto davvero nel corso dei lavori? È possibile che, come molti articoli riportano, sia rispuntato dal nulla addirittura un antico fiume? O che sia una antica sorgente di acqua sulfurea ad essere tornata alla luce?

Le perplessità sono forti, considerando anche che in merito alla notizia sembrerebbe non esistere alcuna comunicazione ufficiale, né tantomeno un parere degli esperti.

Che sia una antica sorgente ad essere rispuntata fuori è asserito solo da chi ha diffuso la notizia, insieme alle fotografie di una pozza d’acqua nel cantiere del porto, ossia da Antonio Pariante presidente del Comitato Civico di S.Maria di Portosalvo il quale sembra non avere dubbi quando con un post sul suo profilo Facebook afferma che “Con i lavori del nuovo terminal portuale riemerge, forse per l’ultima volta, l’antico Beverellum dell’acqua zuffregna che secoli fa rappresentava una delle più belle e famose peculiarità della nostra città, l’acqua speciale”

Come faccia ad averne la certezza però non lo spiega, né tantomeno sembra aver fatto dei prelievi dell’acqua e addirittura, a giudicare dalle fotografie pubblicate, sembrerebbe non essersi nemmeno avvicinato alla pozza.

pozza acqua molo beverello
La pozza d’acqua fotografata nel cantiere del molo Beverello (A.Pariante)

I fantastici fiumi di Napoli

Insomma questa presunta notizia va ad aggiungersi alle tante che ultimatamente sui social abbondano insieme a commenti e discussioni su presunti antichi fiumi di Napoli, dal più famoso Sebeto ad altri sconosciuti o praticamente inventati o, caso più frequente, di canali di scolo erti al rango di fiume.

Ovviamente spesso queste notizie sono prive di qualsiasi fondamento storico scientifico e non fanno che riprendere, amplificare e scolpire nei bit antiche leggende e credenze che oggi, paradossalmente, sembrano avere più linfa vitale di quando sono nate.

A chi può giovare tutto ciò? Di certo non alla città e alla sua storia.

Probabilmente gli unici a trarne vantaggio sono i siti web che diffondono tali amenità, le quali hanno facile presa emotiva su chi, pur interessandosi al passato della propria città, non ha le capacità di discernere tra una notizia fondata e una di pura fantasia, anche considerando che spesso viene fatto un giusto mix delle due. Tali notizie apparentemente fantastiche vengono quindi condivise, e diffuse, sempre più da tali lettori contribuendo ad aumentare il numero di click sulle pagine interessate e con essi gli introiti pubblicitari.

Ma allora di che si parla?

Il porto di Napoli iniziò ad avere l’attuale conformazione in epoca angioina. Interventi successivi poi l’hanno ampliato e dotato di altri moli tra cui il Beverello, che probabilmente prende il nome dalla omonima torre orientale a mare del soprastante Castel Nuovo e non da un presunto fantasioso fiume.

Tale torre come ci racconta Scipione Volpicella, in un documento del 1648 era riportata col nome di Bibirella, e pare che il termine derivasse dal nome dello specchio di mare compreso tra questa e l’isolotto di San Vincenzo (poi inglobato nell’omonimo molo), detto Vivarello o Bibario. Toponimo che per corruzione è divenuto prima Beveriello e poi l’attuale Beverello.

Quindi come vediamo nulla a che vedere con una presunta ricchezza di acque risorgive nella zona o addirittura con la presenza di un fiume.

Non si spiegherebbe poi come questo fiume possa essere sopravvissuto alle profonde trasformazioni dell’area iniziate già in epoca romana con diverse costruzioni, probabilmente facenti parte del Castrum lucullianum, sulle quali poi sorsero prima un convento francescano con la chiesa di S. Maria di Palazzo, e quindi il Castel Nuovo angioino.

Appare inoltre non solo debole ma anche errata l’ipotesi che vuole far provenire quest’acqua dalle sorgenti di acqua Suffregna ubicate in zona. Le sorgenti storiche di Napoli (in tutto quattro) nascevano dal cuore della collina di Pizzofalcone, avevano diverse caratteristiche organolettiche e diversi sbocchi, ma tutti ubicati nella zona di Santa Lucia e Chiatamone.

L’acqua suffregna attinta al Chiatamone veniva conservata nelle tipiche “Mummare” (Foto G. Brogi)

Effettivamente nella zona del castello nei primi anni del 2000 iniziò a sgorgare dell’acqua minerale, evento che portò il Comune di Napoli ad installare quattro fontanine, l’acqua però che era Ferrata, e non Suffregna, proveniva da un profondo pozzo scavato nell’area del Palazzo Reale, che attingeva alle sorgenti del Chiatamone, e non da una risorgiva come vuole farsi credere. L’evento fu più unico che raro ed infatti, non avendo il pozzo la forza di alimentarle costantemente, le fontanine ebbero vita breve.

In definitiva, escludendo l’allagamento del cantiere per altre cause, tutto porta a pensare che l’acqua fotografata non sia altro che acqua di mare. Unica acqua, ovviamente, la cui presenza in zona non manca e non mancherà mai.

Le fontanine installate nel 2000 dal Comune di Napoli (fonte web)

 

 

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