Home VOZ NUEVA: Largo ai giovani Il benessere psico-fisico delle nuove generazioni

Il benessere psico-fisico delle nuove generazioni

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La legge psicofisica, introdotta dal fisico 𝗙𝗲𝗰𝗵𝗻𝗲𝗿,rappresenta una branca della psicologia che studia la connessione tra mente e corpo.

L’armonia tra mente e corpo è il primo passo che ci permette di iniziare il cammino verso il benessere.

Esercitare una maggiore quantità di lavoro su noi stessi ci consente di evitare sofferenze emotive e fisiche.

Spesso diamo per scontato se le persone stiano bene o no, e abbiamo la ‘certezza’ di queste affermazioni perché le vediamo sorridere. È ben risaputo che gli eventi di crisi siano una minaccia per la salute mentale.

Recenti studi hanno dimostrato l’impatto negativo che il 𝗖𝗢𝗩𝗜𝗗-19 ha avuto sulla salute mentale.

È stato riscontrato che i soggetti più esposti al rischio di sviluppare problemi di salute mentale siano: donne, giovani, chi soffre di disturbi del sonno, chi aveva uno stato di salute già precario.

Tutti noi possiamo fare qualcosa per proteggerci, senza sentirci influenzati dalle emozioni negative.

Circa il 14% degli intervistati ha iniziato ad assumere ansiolitici o sonniferi;

Il 10% ha iniziato ad assumere antidepressivi; Il 19% di chi già li assumeva ha avuto bisogno di un dosaggio maggiore;

Il 21% ha riportato sintomi clinicamente significativi e interferenti sulle attività abituali;

Il 10% ha avuto almeno un attacco di panico nel mese precedente, senza mai averlo avuto prima.

Il 28% ha riscontrato sintomi che interferivano con la loro vita quotidiana.

Alcuni studi che si sono occupati di indagare l’impatto emotivo della pandemia sulle persone, hanno rivelato che:

Il 53,8% ha dichiarato che la pandemia ha avuto delle ripercussioni moderate o intense sul loro stato emotivo.

Il 16,5% ha manifestato sintomi depressivi tra moderati e intensi.

Il 55% ha dichiarato di aver sofferto d’insonnia.

I social network sono portatori di ansia e depressione: qualcuno potrebbe dire che non sarebbero stati necessari numeri e studi per comprenderlo. Il senso d’inadeguatezza delle persone di ogni età sta dilagando. Il meccanismo dei social non permette più di distinguere le cose più banali da quelle più importanti. Meccanismo che non permette di far distinguere un like da una dimostrazione d’affetto.

Nell’𝗔𝘁𝘁𝗼 tre, 𝘀𝗰𝗲𝗻𝗮 uno dell’𝘈𝘮𝘭𝘦𝘵𝘰 di 𝗪𝗶𝗹𝗹𝗶𝗮𝗺 𝗦𝗵𝗮𝗸𝗲𝘀𝗽𝗲𝗮𝗿𝗲,troviamo la frase: “𝘌𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦, 𝘦̀ 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘭𝘦𝘮𝘮𝘢” In sostanza: ad attirare l’attenzione è l’apparenza, non la sostanza.

Lo stress da social è reale e affligge chiunque vi acceda, senza distinzione di sesso, età e ceto sociale.

Una sofferenza psicologica che tende a minare le fondamenta dell’intera società.

Tra il 2003 e il 2018 i casi di ansia, depressione, problemi di alimentazione e autolesionismo hanno registrato numeri da record: limitarsi a catalogare questi problemi come difficoltà minori è sbagliato e nocivo per le generazioni future.

Diceva il rapper 𝗠𝗮𝗿𝗿𝗮𝗰𝗮𝘀𝗵: “é vero, siamo tutti pieni di dubbi secondo me. (…) Avere il coraggio di fermarsi un attimo, non andare sempre dritto ignorando quelle che sono le domande che ci facciamo un po’ tutti

Però dobbiamo ricordarci che a volte i dubbi non sono ‘nostri, ma sono quelli degli altri, della società, abituata a certi canoni, molto spesso irrealizzabili.

Il 18 Novembre 2022 è uscito in Italia l’album del rapper 𝗘𝗿𝗻𝗶𝗮 (All’anagrafe: Matteo Professione) “Io non ho paura”, un ‘concept album’ che ha come tema centrale le paure.

È stato anticipato dalla campagna pubblicitaria con lo slogan “Hai paura del nuovo?”, che è arrivata fino ai Billboard di New York.

Il titolo e la copertina prendono spunto dal libro cult di 𝗡𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼̀ 𝗔𝗺𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗶 diventato poi un film diretto dal regista Premio Oscar, 𝗚𝗮𝗯𝗿𝗶𝗲𝗹𝗲 𝗦𝗮𝗹𝘃𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲𝘀. Questo progetto prende ispirazione dalle ansie che la nostra generazione affronta quotidianamente. La paura per un pianeta che muore e una società destinata al collasso (Rose e Fiori), l’instabilità socio-economica (Tutti hanno paura), quella per un mondo in cui un diritto fondamentale, come quello di parola, rappresenta un’arma a doppio taglio (Così stupidi), quella per una vita monotona che rischia di sembrare una prigione (Weekend) o quella di non meritare tutto ciò che si possiede (L’impostore). Al centro di tutto questo un momento intimo e viscerale, quello di Buonanotte, canzone struggente che parte da un’esperienza profondamente personale: un’interruzione di gravidanza, con tutto il carico di pensieri, paure e dubbi che ne susseguono. Una lettera a suo figlio mai nato.

Sui giornali leggiamo l’elogio del laurearsi il prima possibile, e le notizie di studenti che scelgono di porre fine alla loro vita a causa della pressione cui sono sottoposti.

Alcuni studenti vivono l’università con competizione, poiché la società ci insegna che occorre primeggiare in tutto, perché non c’è spazio per le persone fragili.

La competitività è alimentata dalla costante paura di fallire, di non essere all’altezza degli altri e delle loro aspettative, facendo sentire a disagio chi non ha raggiunto una media alta e non si comporta come gli altri.

𝗥𝗶𝗰𝗰𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗙𝗮𝗴𝗴𝗶𝗻 è morto dopo la mezzanotte di domenica 27/11 in un incidente d’auto alla vigilia di una laurea di cui non c’era traccia: non è ancora chiaro se si sia trattato di un suicidio, ma la vicenda è l’ennesimo ritratto di una generazione schiacciata dal successo a ogni costo. Quando la smetteremo di vivere col cronometro? La vita non è una gara.

Per quanto il mondo possa andare a rotoli e il paese in cui viviamo possa ‘starci stretto’, perché non cerchiamo di renderlo un po’ più sopportabile, almeno per noi stessi?

È ora di smettere di avere paura: dovremmo uscire più spesso dalla nostra comfort-zone. Quel “posto sicuro” che talvolta somiglia a una gabbia rivestita di materiali preziosi, ma che ingabbia la nostra personalità. La parola coraggio deriva dal latino cor, cordis = cuore e habere = avere: letteralmente significa “avere cuore”.

Fin quando quel cuore batte, ogni scelta è possibile. Ricordarsi che non è mai finita. Nella vita non riusciremo mai a essere felici al 100%, e neanche ci serve: siamo fatti di sfumature, e vale la pena viverle tutte.

di Stella Castaldo