Racconti dal Vesuvio, un caleidoscopio di sguardi oltre il vulcano

Nelle sale dell’associazione Magazzini Fotografici si è svolto l’incontro che ha visto protagonista il Vesuvio e i suoi racconti. Ad animare la serata Giovanni Fiorentino, docente di Sociologia della comunicazione nell’Università della Tuscia e Giovanni Gugg, antropologo, ricercatore e docente di Antropologia Urbana all’Università “Federico II”, attualmente di stanza a Nizza ma col cuore vesuviano.

L’interessante dialogo si è svolto la sera del 27 dicembre nell’ambito della mostra Racconti dal Vesuvio ed è il primo di una serie di eventi che Magazzini Fotografici ha organizzato nell’ambito della rassegna Partiture Visive per approfondire il dibattito intorno alla storia, alla cultura e all’interessante iconologia nata sul vulcano partenopeo.

La mostra

Prima dell’inizio del dibattito gli intervenuti hanno potuto visitare, nelle sale che una volta ospitavano una fabbrica di borse nella mole del palazzo Caracciolo di Avellino,  la mostra fotografica Racconti dal Vesuvio,  curata da Valeria Laureano, con le opere “La Montagna” di Claire Power (2021) e “Vesuvio, 11 luglio 2017” di Maurizio Esposito (2017), due diverse ricerche artistiche che pur restando accomunate dal soggetto, il Vesuvio, e dal luogo della ricerca, si concentrano su piani di indagine differenti e adoperano linguaggi e forme personali di interpretazione.

La Power nata a Napoli nel 1989 ma formatasi all’estero, presenta immagini di forte valenza pittorica che evocano elementi magici tra superstizioni e mitologia, pozioni e riti immaginari di comunione e divorzio,  con un progetto realizzato nell’arco di tre anni sulle tracce di una storia agricola antica dai rituali cristo-pagani e che vive nella relazione tra la terra e gli abitanti alle falde del Vesuvio.

L’opera di Esposito (nato a Napoli nel 1982) invece si è concentrata sugli esiti del disastroso incendio che ha colpito il Vesuvio nel luglio del 2017 fotografandone le conseguenze e cristallizzando delle scene di distruzione e rinascita nelle pinete vesuviane dal forte potere evocativo.

Il dialogo sull’iconologia vesuviana

Dopo le presentazioni di rito a cura Yvonne De Rosa, fondatrice e Direttrice Artistica di Magazzini Fotografici e Valeria Laureano, curatrice della mostra,  ha preso la parola Giovanni Fiorentino illustrando ai presenti la sua visione del Vesuvio che nasce da una prospettiva completamente diversa da quella napoletana; infatti, così come Gugg, Fiorentino è originario della penisola sorrentina e questo gli ha permesso di avere un punto di vista diverso sul vulcano.

Fiorentino ha ricordato l’opera dei fotografi attivi a Napoli del XIX secolo, prima Sommer, Bernoud, Rive e poi gli italiani Esposito (di cui è in corso una mostra alla certosa di San Martino) e poi i Troncone, che tanto hanno contributo a creare una immagine del Vesuvio condivisa e conosciuta in tutto il mondo complice la riproducibilità delle immagini catturate col nuovo strumento fotografico apparso per la prima volta a Napoli nel 1839.

Eruzione del Vesuvio 26 aprile 1872, ancora una foto Giorgio Sommer che ne scattò molte ad intervalli di 30 minuti.
Si vede bene la colonna eruttiva e il fumo che si innalza lungo la colata lavica.

L’immagine del Vesuvio riprodotto in migliaia di copie inizia così a fare il giro del mondo prima sulle testate giornalistiche e poi verso fine secolo sulle cartoline, passando per i numerosi atelier fotografici esistenti a Napoli nell’ottocento affollati di turisti desiderosi di portare a casa una riproduzione del gigante che fa da sfondo a Napoli.

Eruzione del Vesuvio 26 aprile 1872, Giorgio Sommer.
La didascalia recita “Somma e San Sebastiano distrutte”. Ovviamente c’è un refuso in quanto si trattava di Massa di Somma.

Il gigante e altre immagini

È proprio con un gigante che Giovanni Gugg introduce il suo intervento ricordando il mito del gigante Alcioneo rifugiatosi all’interno de Vesuvio e con esso identificato fino all’era moderna quando la terribile eruzione subpliniana del 1631 oltre alla devastazione del territorio e migliaia di morti generò un flusso di novelli scienziati e curiosi desiderosi di indagare i motivi che portassero un monte ad incendiarsi dando vita alla speculazione con metodi scientifici ma decretando la morte del mito.

Giovanni Battista Masculi “De incendio Vesuvii excitato XVII”, edita a Napoli nel 1633, si notano tutti i casali e villaggi della zona costiera vesuviana sommersi e incendiati dai flussi piroclastici.
Disegno dell’incendio della montagna di Somma altrimenti detto Mons Vesuvii distante da Napoli sei miglia ab 16 Dicembre 1631 (Giov, Battista Passari)

Sono però molte altre le leggende e storie sorte intorno al Vesuvio che Gugg ha ricordato, da quelle più remote a quelle più recenti raccontante da Matilde Serao fino ad arrivare alle narrazioni odierne legate al mondo dei fumetti, cinema, cartoon e pubblicità e non ultima la canzone napoletana con le numerose tammurriate interpretate da molti gruppi di musica popolare fino a Sergio Bruni che abbandonato lo stereotipo del Vesuvio visto alternativamente come cattivo e distruttore o allegro e creatore, nel suo capolavoro del 1967 ‘O Vesuvio lo ritrae come un gigante “che chiagne,  una entità sofferente. Forse proprio l’aspetto che oggi più lo caratterizza.

 

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