Terra scrive a Costa: Casillo è “inidoneo”

Il pres. Casillo e il min. costa in un’immagine di repertorio (foto fonte web)

Anche l’associazione politica “Terra” si esprime negativamente nei confronti dell’attuale presidenza del Parco Nazionale del Vesuvio. In una lettera aperta pubblicata sui social attacca duramente la politica di Agostino Casillo, chiedendo al ministro Costa di non riconfermarlo.

Dopo il M5S e FdI, che avevano posto dubbi e perplessità sull’operato dell’ente parco nelle loro interrogazioni parlamentari; dopo il sollevamento delle associazioni di categoria e dopo i sigilli del comune di Ercolano ai manufatti di Quota 1000, è ora la volta di Terra, compagine politica di recente costituzione che tende ad includere tutto l’ambientalismo non allineato e parte della sinistra radicale campana.

Terra non gliele manda di certo a dire a Casillo e con un documento che critica il suo mandato ormai in scadenza, chiede al ministro dell’Ambiente Costa di non prendere in considerazione una sua eventuale riconferma per il prossimo quinquennio.

Il documento è esplicito ed accusa il presidente del parco di inadempienza ma soprattutto di essere inidoneo a ricoprire un ruolo di tale responsabilità. Quello che segue è il testo della lettera:

Caro ministro,

nel 2021 scadrà il mandato per la Presidenza dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio.

La invitiamo a non prendere in considerazione il rinnovo dell’attuale Presidente, il dr. Agostino Casillo. Perché si è rivelato infatti del tutto inidoneo a ricoprire un ruolo di così tale importanza e complessità.

I motivi per cui Le chiediamo di non rinnovare l’incarico al dr. Casillo sono molteplici e importanti.

Fin dai primi mesi è apparsa evidente la mancanza della benché minima cognizione naturalistica ed ecologica del soggetto. Un deficit culturale di fondo che non ha portato ad alcuna iniziativa di tutela attiva e di conservazione della natura nel territorio del Parco.

Ci si è limitati infatti a finanziare poche attività di monitoraggio, utili e importanti sicuramente ma che avrebbero dovuto essere di base o di accompagnamento a provvedimenti di tutela e che, ad oggi, non sono mai stati resi noti in qualsiasi modo dall’Ente Parco. E del resto nelle poche occasioni pubbliche di incontro del Presidente con la popolazione non ha mai parlato dei temi della conservazione della natura, né tantomeno della ricchezza naturalistica del territorio ma ha portato avanti esclusivamente messaggi di un non meglio definito o riscontrabile sviluppo locale.

Ha dimostrato di non avere le necessarie competenze e la corretta visione globale per la gestione di un territorio naturale con tutte quelle che sono le incombenze da seguire per tutelarlo, in particolar modo per quel che concerne un’area tanto vulnerabile come quella del Vesuvio.

Lo dimostrano in maniera drammaticamente evidente gli effetti dei numerosi e devastanti degli incendi verificatisi durante il suo mandato e in particolar modo quelli degli anni 2016 e 2017. La mancanza di una attività di prevenzione e di cooperazione con le istituzioni preposte all’AIB, la cattiva manutenzione e l’abbandono dei sentieri (li avrà mai percorsi in questi anni di presidenza?), il ripetersi degli stessi errori e mancanze a distanza di un solo anno – gli incendi devastanti che Lei ricorderà signor Ministro si sono verificati per due anni consecutivi – inchiodano questo Presidente alle sue responsabilità.

A distanza di anni da questi disastrosi eventi poco o nulla è stato realizzato, e l’assenza del Presidente nelle riunioni con i tecnici incaricati è stata più volte notata e stigmatizzata. Il tanto sbandierato “Grande Progetto Vesuvio”, che prevedeva il riassetto della sentieristica e il contemporaneo contenimento del dissesto idrogeologico, nella realtà si è rivelata solo una operazione di propaganda:

ad oggi risultano ristrutturati solo 5 Km della precedente rete sentieristica privi tra l’altro di problematiche idrogeologiche specifiche.

Il bilancio sulla conservazione della natura nel Parco in questo quinquennio che si avvia alla conclusione porta a conclusioni impietose:

nel Parco non solo non si è fatto nulla per la conservazione se non in maniera esclusivamente formale, ma in questi cinque anni l’area naturale protetta si è impoverita enormemente di biodiversità, di copertura forestale e arbustiva. Nulla si sa, infatti, sulla presenza o meno di diverse specie animali e vegetali a distanza di due anni dagli incendi e si teme che diverse specie si siano estinte.

A ciò aggiungiamo la cronica situazione delle micro-discariche presenti in tutta l’area del Parco e spesso minimizzate dallo stesso presidente come marginali al contesto naturale, considerando costui Parco solo il Gran Cono e dimenticando tutto il resto e la stessa pericolosità di tale fenomeno che comporta a tutt’oggi inquinamento costante e rischio di incendi.

Tutto ciò è l’antitesi di quello che dovrebbe fare, nel dettato della legge, un Ente Parco.

Il Presidente in questi cinque anni non solo non è riuscito a convincere gli abitanti del Parco delle sue capacità gestionali ma ha suscitato in più occasioni manifestazioni di sdegno e di protesta da parte dei cittadini e degli operatori economici interessati alla esistenza del Parco. Non ha mai instaurato un vero dialogo con i cittadini ed è stato spesso assente a dibattiti, incontri, manifestazioni che riguardavano il Parco. I pochi momenti di apertura alle associazioni come ad esempio “Un Vulcano di idee”, sono state vere e proprie formalità senza continuità.

Ha portato il turismo, e in ricaduta gli introiti delle imprese legate a questo settore, ai minimi termini con perdita di posti di lavoro e diffuso malcontento.

Ha assistito inerte al degrado della sentieristica, limitandosi al solo annuncio del “Grande Progetto Vesuvio”, che, tra l’altro, non fa nessun accenno a strategie di conservazione della natura.

Ha operato soluzioni organizzative per la visita turistica del Cratere, rivelatesi disastrose esaltando le pregresse criticità di abusivismo e congestionamento automobilistico, creando disservizi con un nuovo e farraginoso sistema di acquisto on-line dei biglietti, non rimborsabili in caso di ritardo e aumentando i prezzi dei biglietti in un momento di forte crisi economica e sociale.

Ha intaccato, in tal modo, fortemente l’immagine del Parco anche a livello internazionale per la cattiva comunicazione relativa al nuovo sistema di biglietteria e l’impossibilità di fare il biglietto in loco, là dove, in assenza di rete wi-fi, intere comitive sono costrette a tornare indietro per l’impossibilità di ottenere i biglietti di entrata per mancanza di segnale telematico o per esaurimento dei posti contingentati.

A livello nazionale è divenuto l’emblema di come non deve essere scelto un Presidente.

Una scelta che, va ricordato, si basò solo su criteri di natura partitica interni al Partito Democratico, finalizzati a soddisfare esigenze clientelari locali. Se si vuole rilanciare il ruolo e l’immagine istituzionale dell’Ente Parco è necessario cambiare e orientarsi, per la scelta del nuovo Presidente, su persone con le necessarie competenze naturalistiche associate a quelle gestionali e amministrative.

Confidiamo quindi nella serietà e competenza con cui Ella sta operando nel settore delle Aree Naturali Protette.

Il Parco Nazionale del Vesuvio, avendo seri problemi, ha bisogno di altro e di molto di più.

 

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