Home Territori Area Vesuviana Francesco Solimena, il grande artista riposa a Barra nella chiesa dei Domenicani

Francesco Solimena, il grande artista riposa a Barra nella chiesa dei Domenicani

1868

Francesco Solimena, pittore ma anche architetto fu forse il principale esponente tardo barocco dell’arte napoletana. Le sue opere immortali si trovano sparse un po’ in tutta Europa ma i suoi resti mortali riposano presso la chiesa di Santa Maria della Sanità a Barra, e di recente sono tornati visibili.

Autoritratto di Francesco Solimena,1715

I Domenicani a Barra

La chiesa di Santa Maria della Sanità, conosciuta anche come chiesa di san Domenico si trova all’incrocio del Corso Sirena con via Bernardo Quaranta, all’angolo apposto di un altro importante edificio storico di Barra, la villa Bisignano, costruita del ricco fiammingo Gaspar Roomer, vide ospite tra le sue stanze perfino la regina d’Ungheria in visita a Napoli, e nel suo giardino vi era quello che si può considerare il primo orto botanico di Napoli.

La fondazione del convento ad opera dei frati domenicani dell’omonimo convento della Sanità a Napoli (da cui il nome) risale al 1584 a seguito di una donazione di una piccola casa che permise l’insediamento dei Predicatori in questa parte di territorio vesuviano. Il 16 novembre dello stesso anno si tenne una cerimonia per la posa della prima pietra del convento e i lavori andarono avanti per molti anni.

La fabbrica della chiesa invece iniziò pochi anni dopo per concludersi solo nel  XVII secolo ed ha visto alternarsi alla direzione del progetto diversi architetti tra cui Fra’ Giuseppe Nuvolo, che poi sarà autore del rifacimento del convento della casa madre a Napoli,  Arcangelo Guglielmelli e infine proprio Francesco Solimena, probabilmente autore dell’ultima sistemazione della facciata.

Il Solimena era profondamente legato al territorio della Barra de Coczis, come si chiamava allora, poiché non solo proprio nella chiesa era confratello del Rosario e terziario domenicano, aveva anche fatto voto di castità e vestiva l’abito religioso e per questo era chiamato l’Abate Ciccio, ma anche perché poco distante possedeva una villa di campagna dove  si ristorava dalle fatiche della vita cittadina, oltre a tenerevi un vero e proprio cenacolo d‘arte che vide la formazione di numerosi artisti. La villa oggi è scomparsa e di essa resta solo qualche disegno e il nome dato alla strada sulla quale si apriva. Via pini di Solimena.

“Maison de Campagne de Solimenes, située près du Vesuve dans la partie d’Ottaiano”. nel disegno è rappr3esentata la villa del Solimena a Barra, tratto da “Voyage pittoresque” dell’Abate di Saint-Non,1781.

La chiesa oggi

La chiesa oggi ci appare nella sua veste settecentesca ed è ad aula unica con cappelle laterali, ospita molte opere di Orazio Solimena nipote di Francesco, di Paolo de Majo, ed altre tele la cui attribuzione è tuttora ignota, ma si ipotizza essere opere proprio dell’Abate Ciccio.

L’aula è coperta da una volta a botte con riquadri che ospitano affreschi con storie della vita di san Domenico e san Vincenzo Ferrer.

Dopo anni di abbandono la chiesa è stata riaperta lo scorso anno grazie all’opera di un sacerdote francese ed  alle suore adoratrici del Cuore Regale di Gesù Cristo Sommo Sacerdote, che ne hanno ripopolato il piccolo convento.

 

Parrucca e maschera del cranio

Chiesa S.M. della Sanità a Barra
al centro della navata si apre l’ingresso all’ipogeo

Nell’occasione della ricorrenza dei defunti del 2019 è stato riaperto anche l’antico ipogeo sepolcrale sottostante il transetto della chiesa.  Nell’ipogeo riposano oggi i resti mortali proprio di Francesco Solimena che, nato a Canale di Serino il 4 ottobre 1657, morì a Barra il 5 aprile del 1747. In origine questi erano tumulati in una cappella, oggi non più esistente, presso l’altare della chiesa, dove nel 1997 vi fu posta una lapide commemorativa.

Chiesa S.M. della Sanità a Barra
La cassetta che conserva i resti mortali di Francesco Solimena

I resti del grande artista sono custoditi  in una cassettina che conserva anche una piccola ampolla sigillata nella quale su un cartiglio si legge si legge Franciscus Solimena 1657-1747, in due coppe sono stati adagiati i resti della Parrucca e le ossa facciali della Maschera del cranio.

Chiesa S.M. della Sanità a Barra
Nell’ampolla si legge Franciscus Solimena 1657-1747
Chiesa S.M. della Sanità a Barra
I resti mortali di Francesco Solimena

Vi sono poi alcune fosse comuni, non più in uso da quando l’Editto napoleonico proibì di seppellire i morti nelle chiese, un semplice altare in muratura e stucco, una lastra tombale per la sepoltura dei frati domenicani  sulla quale è incisa la figura di un frate con testa poggiata su cuscino e mani giunte in grembo, si legge tradotto dal latino “aspetto fino a che venga la mia mutazione” e “riposta è questa mia speranza nel mio seno”, mentre nella lapide sottostante “quasi morientes et ecce vivimus” e lo stemma dell’ordine dei Predicatori.

Vi sono poi altre lapidi che legano questo luogo alla famiglia Cantelmo Stuart e ai principi Tocco di Montemiletto.  In particolare la sepoltura di Donna Camilla Cantelmo Stuart, sposa del principe Leonardo di Tocco di Montemiletto, morta a Barra nel 1750.


Bibliografia di riferimento

PANE R., ALISIO G., DI MONDA P., SANTORO L. VENDITTI A., Ville vesuviano del settecento, Napoli 1959

ALAGI G., San Giorgio a Cremano, vicende – luoghi, San Giorgio a Cremano 1984

RENZI A., Barra, ristampa, analisi e approfondimenti di due documenti sulla storia di Barra, Napoli 1999