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Monte Somma, cosa resterà del sentiero delle Baracche?

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Sentiero delle Baracche (n°3)

Dello stato precario di un sentiero e di un contesto montano che rischia di venir giù perché ormai abbandonato all’incuria e alle intemperie. È giunto il tempo di intervenire, prima che la natura segua irrimediabilmente il suo corso come è accaduto a Sarno e sulle Alpi Marittime. IL VIDEO e le FOTO

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Non siamo nuovi a scrivere sul sentiero numero 3, il sentiero delle Baracche, così chiamato, non come molti pensano per le tanto criticate baracche in legno e lamiera che costellano il Ciglio e la Traversa, ma per le antiche costruzioni in muratura presenti, e ancora parzialmente riconoscibili, lungo l’antico camminamento che univa il versante occidentale del Vesuvio con quello settentrionale.

Non ci è dato sapere la funzione di quelle costruzioni, forse ad uso casa cantoniera per chi curava i lagni che regimentavano le acque del Somma, convogliandole a valle; l’unico indizio che al momento siamo riusciti a trovare è quello della loro presenza su di una mappa del Touring Italiano datata 1929 ma, in un riscontro su di una mappa militare del 1875, non ve n’è traccia.

Le altre baracche sono invece motivo infinito di discussione; brutte so’ brutte, ma restano un qualcosa di amovibile, e senz’altro meno impattante delle tonnellate di CO2 e polveri sottili immesse nell’aria vesuviana dai bus e dalle auto lungo la strada che porta al Cratere e delle tonnellate di rifiuti presenti e ancora sversati in area parco e di tutte quelle aberrazioni che affliggono il territorio e che in tanti, troppi, si ostinano a non considerare. Purtroppo c’è infatti chi vuol vedere solo la pagliuzza nell’altrui occhio, dimenticando le travi che occupano i loro di occhi, i loro cuori e le loro coscienze.

Simili travi sono quelle che precludono la vista di chi amministra il parco quando si tratta di vedere le condizioni del sentiero delle Baracche, il numero tre dell’area protetta; una volta fiore all’occhiello della sentieristica vesuviana ed ora abbandonato a se stesso. Il suo tratto alto, quello delle creste dei Cognoli, resiste ma quello basso, coincidente con la curva di livello media dei 700 metri, praticamente, come paventato nei precedenti articoli, quasi non esiste più, gravato dal peso della terra non più trattenuta dagli alberi bruciati durante gli incendi. Le quattro frane, segnalate la scorsa primavera, non solo sono aumentate di volume ma anche di numero, e i solchi partono, quasi senza soluzione di continuità, da Santa Maria a Castello fino ad Ercolano.

Il versante del Somma è ripido e le frane fanno parte della sua natura vulcanica, antica e scoscesa ma dall’incendio del 2017, frane e smottamenti sono aumentati in maniera esponenziale. L’ultima tempesta ha fatto il resto, con centinaia di alberi che sono caduti sul percorso, rendendo ulteriormente difficile la percorribilità del sentiero che per il parco sarebbe interdetto solo sul versante sommese ma possiamo dire che anche il tratto che attraversa S.Anastasia, Pollena Trocchia e Massa di Somma risulta alquanto proibitivo, se non pericoloso.

Il Sentiero delle Baracche è un patrimonio naturalistico ma ha anche un suo valore storico, era una via di congiunzione tra la Montagna e la fascia pedemontana sommana, era un legame tra i paesi vesuviani che sottostavano alla mole del Somma e via di lavoro per chi raccoglieva legna e foraggio per gli animali. Era insomma, contrariamente ad oggi, un contesto vivo e brulicava di vita animale e umana. Sarebbe bello che oggi, il costituendo sodalizio che mette insieme tutte le realtà associative sommesi e che gravitano attorno al Monte Somma, aprisse un nuovo dialogo con l’ente parco, in modo da riaprire un contesto che non è solo naturale o sportivo ma anche socio-culturale, mettendo da parte in tal modo sterili, annose ed ipocrite critiche che cozzano contro una realtà che necessita collaborazione per evitare che la montagna copra con un velo pietoso e materiale i nostri meschini interessi e le nostre faziosità.